Amneris e la sua modista

Fra le tremila persone accalcate, ieri sera, la maggioranza era d’uomini illustri, o celebri, o per lo meno noti, come per esempio l’oste Brébant, che non manca mai ad una prima rappresentazione. I sovrani dell’attuale Repubblica c’erano tutti. Grévy, Gambetta, Clémenceau… il Ministero in massa, la Camera e il Senato largamente rappresentati.
Le dame alto locate c’erano tutte, anche le devote, ad onta della settimana santa: di belle parecchie, quasi tutte scollate, e veri fiumi di diamanti e di perle che serpeggiavano sulle eburnee spalle. Dei giornali non mancava né un direttore, né un critico più o meno autorevole. Letterati, artisti e musicisti specialmente, a iosa. Ho veduti, nel Foyer, Gounod solenne, mistico, pontificale; Massenet nervoso, ciarliero, complimentoso; Joncières importante come tutti i maestri foderati di critici; Reyer di malumore mi disse: au Caire, vous savez, c’etait beaucop mieux, ed aveva torto.
Fra le personalità celebri femminili noterò la Patti in un bellissimo palco di secondo ordine, con Nicolini, la famiglia Ferri e il suo segretario Franchi. La signora Giuseppina Verdi stava seduta in una poltrona nell’ultimo rango dell’anfiteatro insieme alle signore Stolz, Delle Sedie e Tamberlik. La signora Stolz portava un bellissimo abito di raso bianco, ornato di fiori. D’Italiani ce n’erano molti, ma non è vero, come pretende lo spiritoso cronista del Gaulois, che fossero scalmanati e soffiassero troppo sul fuoco dell’entusiasmo, per ravvivarlo; non ce n’era mica bisogno. Lo spettacolo era annunciato per le otto très precises, ma, come avviene a tutte le prime rappresentazioni, si è dovuto aspettare, senza impazienza, fino alle otto e mezza. Tutti attendevano la comparsa di Verdi, il quale entrò nella sala per una porticina nell’angolo dell’orchestra, si fece strada con passo rapido, in mezzo ai professori, e salì al suo posto di direttore.

Una serata memorabile quella del 22 marzo 1880 all’Opéra di Parigi. Aida debuttava sul palcoscenico del massimo teatro di Francia, per l’occasione tradotta in francese, munita di una nuova sezione nei ballabili del trionfo e diretta dallo stesso Verdi mentre Giuseppina Strepponi, la moglie, e Teresa Stolz, l’amante, assistevano fianco a fianco dalla platea al colossale spettacolo. E fu veramente, nella migliore tradizione dell’Opéra, uno spettacolo monstre: ce lo testimonia persino questa splendida caricatura pubblicata all’epoca di queste rappresentazioni sulla copertina di una rivista teatrale:
Totale
L’immagine è quella che è: l’ho ricavata da un pdf e di più non potevo fare. Ci vediamo fra gli altri Gabrielle Krauss nei panni di Aida e Rosine Bloch in quelli di Amneris, Henri Sellier come Radames e Victor Maurel come capellutissimo Amonastro.
C’è un microscopico dettaglio in questo disegno, che riguarda Amneris e che mi ha dato l’input per cercare di ricostruire una mini-microstoria, di quelle che piacciono a me e che partono sempre da una vecchia (e in questo caso assai scolorita) fotografia. Eccolo qua, il dettaglio:

Dettaglio

Arrampicata sulle ginocchia dell’immenso Fthà, l’egizia principessa indossa una sorta di elmetto che sembra piuttosto un pollo, come se una delle galline di Nonna Papera avesse deciso di mettersi a covare sulla parrucca tutta treccine dell’amante non riamata di Radames. Potrebbe sembrare molto semplicemente una stramba invenzione dell’autore della caricatura, analoga a quella dell’alligatore nella buca del suggeritore, e di sicuro non mi ci sarebbe nemmeno caduto l’occhio se qualche settimana fa non avessi trovato un evanescente ritratto di Nadar, a stento leggibile. Il venditore cercava di farlo passare come quello di una danseuse, che una scritta al verso nominava R. Bloch. Eccolo:

bloch006GRChe non si tratti, con questa stazza, di un’eterea danzatrice mi pare evidente. Altrettanto palese (basta confrontare questa con le altre fotografie che ho pubblicato qui e qui) è che si tratta invece di Rosine Bloch, importante mezzosoprano in forza all’Opéra che in quell’Aida del debutto fu Amneris. Mediocrissima secondo il Filippi firmatore del lungo articolo pubblicato sulla Perseveranza del 26 marzo 1880 da cui ho tratto il brano in apertura; molto meglio delle due Amneris milanesi di quest’anno secondo la Stolz.
La fotografia è veramente malridotta: è rimasta probabilmente alla luce per anni e l’immagine se ne è in gran parte andata. Però non avevo mai visto questa foto e per quante ricerche abbia fatto non sono riuscito a individuarne altri esemplari. E questo fatto che la Bloch avesse avesse cantato Amneris mi faceva in qualche modo, pur senza elementi di certezza, immaginare che il costume fosse proprio quello di questo allestimento storicamente così importante. E’ stato frugando nella rete che, con la copertina della Chronique théatrale che ho mostrato sopra, ho trovato la conferma: assieme all’acconciatura a treccine, il bizzarro copricapo a volatile è lo stesso mostrato nella caricatura:

bloch006GRdet

Visto da davanti direi che raffigura un pavone ma quei pennacchi nella parte superiore sono evidentemente dei cobra, per gli egiziani animale divino e simbolo regale. Questa creazione della modista dell’irruenta Amneris ebbe notevole fortuna e restò a far parte del guardaroba egizio dell’Opéra almeno qualche decennio. Come lo so? Perché frugando ho trovato quest’altra immagine, nella quale la nostra pollastra ritorna su un’altra testa

SoyerGRdet

Questa non è più Rosine Bloch ma una certa Mademoiselle Soyer di cui non riesco nemmeno a recuperare il nome proprio, ma che lavorava all’Opéra alquanto più avanti nel tempo. Questa immagine, che la ritrae sciantosa Amneris con la nostra pavoncella con i suoi cobra sulla schiena, è tratta infatti da una tavola della rivista Le Théatre pubblicata nel 1900. Per vederla tutta intera basta cliccare qui.
Nel 1900 la nostra cara giunonica Rosine Bloch era ormai nel mondo felice dei più ma la sua ornitologica cuffia era ancora in servizio, transitata nei decenni sulle teste di chissà quante altre Amneris. Forse qualcuna anche più brava di lei, di certo nessuna come lei fregiata dell’onore di aver ricevuto dalla bacchetta dello stesso Verdi l’investitura a un ruolo tanto impegnativo.

bloch006FAS

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9 risposte a Amneris e la sua modista

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Trés beau.
    E che aplomb, le signore.
    Patti, Strepponi e Stolz a pochi metri di distanza, e nemmeno una tirata di parrucca.
    Probabilmente, quella sera, il fuoco incrociato è stato diretto tutto sulla povera Rosine.

  2. laulilla ha detto:

    Bellissimo articolo!

  3. Isidoro ha detto:

    Anni dopo, anche la Arkhipova sfoggiava un gallinaceo stilizzato sulla testa….

  4. Isidoro ha detto:

    E anche queste danzatrici del ventre che non sono riuscito ad identificare sembrano sfoggiare un pavone sul copricapo…..

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