Cantare Wagner a mezza voce

Materna0305GR

Di Amalie Materna, grandissima fra le più grandi, monumento nella storia del canto wagneriano e non solo, ho scritto abbastanza recentemente mostrando una superba cabinet card di Fritz Luckhardt nella quale appare come Fides nel meyerbeeriano Profeta.
Questo è invece un ritratto di più modeste pretese, un’albumina incollata su un cartoncino anonimo che la raffigura con un costume orientaleggiante assai difficile da identificare. Avevo pensato che potesse essere quello della Regina di Saba protagonista dell’opera omonima di Karl Goldmark, ruolo che la Materna creò nella prima assoluta a Vienna il 10 marzo 1875: sue foto certe in quel ruolo la ritraggono però con addosso un diverso addobbo, di perle e terribilmente complicato, che non è l’apparato di gioielleria che si vede qui. Il problema resta aperto, sono benvenuti i suggerimenti.
Pubblico questa piccola foto, su cui non ho poi molto da dire, in preda alla contentezza per aver recentemente trovato un articolo che suona rigenerante come il balsamo di Kundry alle mie orecchie di veterovociomane, che neanche fossi andato all’asilo con Giuditta Pasta. La rete, si sa, è un pozzo senza fondo, miniera di tante cose inutili ma anche cappello a cilindro da cui escono ogni tanto splendide sorprese. Una di queste è stata per me, qualche tempo fa, il blog VoiceTalk, riserva inesauribile di materiali sul canto, che ha recentemente ripubblicato un articolo che era uscito in origine sul quotidiano The San Francisco Call il 13 marzo 1896. Siccome sono come San Tommaso, che anche quando non c’è bisogno non ci crede finché non ci ha messo il naso, sono andato anche a cercarmi l’articolo originale, giusto per trovare che esso si trova a fianco del trafiletto che dà conto del travolgente successo, seppure in una sala piena solo a metà, del concerto dato la sera prima all’Auditorium di San Francisco dalla Materna e dal violinista Franz Ondricek.
Nell’articolo maggiore, la Materna parla di canto e di vocalità wagneriana e dice cose estremamente interessanti (la traduzione, se così vogliamo chiamarla, è mia):

Lei mi chiede se la musica di Wagner rovina la voce? Devo rispondere di no. Venticinque anni fa, quando iniziai a cantare la musica del maestro, tutti mi dicevano: “Oh, cara Materna, tempo cinque anni e non avrai più voce, te la sarai urlata via tutta. Beh, questo succedeva venticinque anni fa, la mia voce è salda come sempre e gli acuti ancora più brillanti. Ero un mezzosoprano quando Wagner iniziò ad insegnarmi i suoi ruoli. La sua musica richiede note gravi e note acute e all’inizio io dicevo: oh no, non così acuto! ma lui insisteva che doveva essere così e dovevo provarci, e sempre dovevo riconoscere che aveva ragione.
C’è un errore che fanno molti di quelli che provano a cantare la musica di Wagner: pensano che vada cantata forte e forzando e che sia necessario studiarla a voce piena. Io ho sempre studiato a mezza voce: se puoi cantare una cosa con metà della voce, solo per te, puoi sicuramente cantarla a voce piena quando sei davanti al pubblico.
[…]
Una cantante che produce la propria voce nel modo giusto non forza mai, proseguì la Materna pensosamente. Se fa così – e l’allieva di Wagner emise una sorta di gutturale ruggito – la sua voce si consumerà molto presto perché forza i muscoli della gola. Ma se il suono riverbera in questo modo – questa volta la Materna emise un suono che corse in avanti sul suo palato, dopo di che aggiunse soddisfatta – questo tipo di emissione non forza la voce.
La parola d’ordine di Wagner, secondo la Materna, era far sì che gli artisti cantassero così come parlano: niente smorfie, niente contorcimenti, era orripilato da quelle cose innaturali. E’ terribile vedere il modo in cui alcuni cantanti deformano la bocca, quando se solo provassero potrebbero cantare con la stessa facilità con la quale parlano. Ma le dirò qual è la cosa più essenziale e necessaria per il canto wagneriano, e cioè possedere la tecnica del belcanto prima di iniziare a studiare questi drammi musicali.
Vedo continuamente povere ragazze andare in scena con solo tre o quattro note nella voce e cantare Elsa, Eva o Senta. Poverine, sono poco più che bambine e non hanno fatto nemmeno la metà degli studi che ci vorrebbero. In due anni la loro voce se ne va, ma non è il cantare Wagner che le ha rovinate, no, è piuttosto perché hanno iniziato a sfiancare la voce in ruoli così difficili prima di aver imparato ad usarla veramente. E’ terribile, al giorno d’oggi, vedere quante ragazze impreparate debuttano sulla scena.

Frau Materna, non voglio nemmeno immaginare quanto lei inorridirebbe ascoltando certi belluini ululati che oggidì ingioiellano il corrente canto wagneriano. Non è tutta colpa dei cantanti, lo sappiamo: ci si mise prima la Grande Vedova, la vestale Frau Cosima col suo ideale di canto declamato, quello sprechgesang ante litteram che con sua grande soddisfazione estetica partorì il cosiddetto latrato di Bayreuth. Ci si sono messi poi anche tanti direttori, che fregandosene bellamente delle tonsille dei poveretti che stanno in palcoscenico vomitano su di loro dalla buca dell’orchestra tali montagne di suono che l’alternativa è urlare a più non posso o sparire. Non sfioriamo neppure l’argomento registi ma mettiamoci qualche danno fatto dall’insana novecentesca mania di alzare il diapason e possiamo capire dove risiedano molto spesso le cause delle oscillazioni, degli svociamenti, delle approssimazioni nell’intonazione del canto wagneriano medio che oggi ci è concesso di ascoltare.
Non credo di essere l’unico, Frau Materna, che pagherebbe tutto l’oro che non ha per sentire qualcosa della sua mitica Brünnhilde, per capire dove e come questo canto che così spesso ci pare l’antitesi stessa della canonica vecchia scuola italiana possa incrociare quello di Mozart, di Bellini, di Donizetti.
Eppure così doveva essere: non per nulla la sua grande collega alla Hofoper di Vienna Louise Dustmann, che Wagner sognò invano come prima interprete della sua Isolde, cantava Senta, Elsa ed Elisabeth (oltre a Fidelio e Medea), ma insieme a questi anche Linda di Chamounix, Lucia e la belliniana Giulietta. I tempi sono veramente cambiati, Frau Materna, e dobbiamo accettarli per quello che sono, cercando di sopperire con l’immaginazione a quello che le orecchie non sempre riescono a darci. Già quella cosa che si è messa in testa nella foto di stasera è un bello stimolo per andare avanti a fantasticare. Grazie per averlo fatto, è bellissima.

Materna0305FAS

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2 risposte a Cantare Wagner a mezza voce

  1. domeniconardozza ha detto:

    Sei sempre grande!! Articolo stupendo che mi incuriosisce… E’ proprio vero la rete è il cappello a cilindro di un abile prestigiatore ..sempre pieno di sorprese! Grazie! Ciao. 🙂

  2. ausdemspielberg ha detto:

    In splendida forma, Cavaliere!

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