Il velluto non si addice a Totonno

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Mani giunte sul petto e occhi al cielo, lo sguardo perduto in una sorta di estasi sublime: chi potrebbe immaginarsi questo signore, adorno qui di una rinascimentale casacca di un broccato che pur nella monocromia della foto si immagina sontuoso, impersonare l’ostricaro Totonno, padre di Ciccillo pescatore, in un (temo meritatamente) dimenticatissimo A Santa Lucia, melodramma in due atti di tal Pierantonio Tasca, rappresentato una sola sera sulle gloriose tavole dell’imperial-regia Hofoper di Vienna?
Il baritono Franz Neidl, viennese nato nel 1855 e figlio di un caffettiere, aveva debuttato tardi, a trent’anni, in Boemia e con rapidi passaggi in teatri sempre più prestigiosi (Königsberg, poi Colonia, poi Mannheim) nel giro di cinque anni era arrivato al principale palcoscenico della capitale imperiale, della cui compagnia stabile fece parte per i successivi quattordici, sette dei quali segnati dalla gloriosa dittatura dell’Hofoperndirektor Gustav Mahler.
A compulsare gli archivi on line della Staatsoper, seppure non ancora completati, si percepisce chiaramente che Neidl fu un solido punto di riferimento per l’attività del teatro di repertorio: il catalogo dei personaggi da lui interpretati è lunghissimo e comprende ruoli di secondo piano (il Re nell’Aida, Don Fernando nel Fidelio, Saint-Bris e Nevers negli Ugonotti) e altri molto più importanti, alcuni dei quali sembrano essere stati veri e propri cavalli di battaglia. Negli anni della permanenza viennese, ad esempio, Neidl cantò quarantasei volte Escamillo, ventitre volte Amonasro, ventinove Nelusko nell’Africana e quarantaquattro volte Albert nel Werther, anche nella prima rappresentazione assoluta del capolavoro di Massenet che, come si sa, ebbe luogo proprio a Vienna, e in tedesco, il 16 febbraio 1892.
Totonno glielo fecero cantare il 4 ottobre 1893 e l’occasione dovette comunque essere festiva perché a impersonare Ciccillo e Rosella troviamo nientemeno che Roberto Stagno e Gemma Bellincioni, re e regina incontrastati dell’opera verista. In quegli anni gloriosi troviamo spesso Franz Neidl a fianco di cantanti che hanno conservato una celebrità assai maggiore della sua: saltando qua e là nella banca dati lo scopriamo Amonasro a fianco del Radames di Hermann Winkelmann e dell’Aida di Lucie Weidt (il 2 dicembre 1902, dirigeva Bruno Walter); Gunther nel Götterdämmerung con la Brünnhilde prima di Amalie Materna (nel 1891 e anni successivi) e poi di Lilli Lehmann (1898); Don Carlo a fianco dell’Ernani di Ernst Van Dyck ed Escamillo per la Carmen di Marie Renard che furono anche con lui, rispettivamente, il primo Werther e la prima Charlotte.
A fronte di una carriera non lunghissima ma comunque sicuramente importante, quello che resta di Franz Neidl è veramente poco. A parte questa cabinet card di Rudolf Krziwanek nella quale ho avuto la fortuna di imbattermi qualche tempo fa, girando per la rete ho trovato solamente un’altra sua fotografia, in un ruolo wagneriano. Qui, a giudicare dal costume, potrebbe impersonare invece Mercutio nel Roméo et Juliette di Gounod, che cantò alla Hofoper ventitre volte dal 1891 al 1901, quasi sempre con il Roméo di Ernst Van Dyck. Sono pochissime anche le notizie biografiche che ci restano di lui, e quelle poche le ho riportate qui praticamente tutte. Si ritirò dalla carriera teatrale nel 1904, appena cinquantanovenne, e decise però che il pensionamento poteva ancora aspettare: appesa la damascata casacca al chiodo diventò così direttore della Poschacher Granitwerke, una grande azienda mineraria produttrice di pietre da costruzione. Le cave della Poschacher sarebbero da lì a qualche decennio diventate orrendamente famose per essere il luogo di supplizio degli internati del vicino lager di Mauthausen. Ma il nostro caro Franz “Totonno” Neidl morì a Vienna il 17 aprile 1926 e non ebbe quindi alcun ruolo in questo triste capitolo della storia della sua un tempo felice Austria.

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2 risposte a Il velluto non si addice a Totonno

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Ha iniziato tardi, e finito presto. Quasi che il canto fosse una parentesi in una vita dedicata ad altro. E non è il primo caso, mi pare, fra quelli da lei sin qui esaminati, di cantante che, prima durante e dopo il calcar le scene svolge un altro mestiere o professione.
    Sarà un caso, un portato dei tempi o un preciso orientamento (magari quello di sfruttare la voce quando essa è al culmine della potenza e della maturità, per dedicarsi ad altro quando questa comincia ad avvilirsi)?
    Bell’uomo. comunque, dai lineamenti gradevoli e poco bistrato.

    • Winckelmann ha detto:

      Fu soprattutto per molte signore, anche di carriera planetaria, che la vita di stella del palcoscenico fu considerata una sempre troppo lunga parentesi in attesa di un rispettabile accasamento. Nel caso in questione è difficile dire il perché di questo ritiro abbastanza precoce, anche se mi pare di ricordare che in una stringata voce di un qualche dizionario biografico austriaco si parlasse di importanti problemi di salute che lo costrinsero all’addio. Ma non gli impedirono evidentemente, per fortuna, di campare altri 22 anni.

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