Guerra di primedonne a Berlino: Mathilde Mallinger

Mallinger

Da Lotte Lehmann facciamo un passo indietro, ma nonostante quello che può sembrare non così lungo. La dolce signora ritratta in queste due carte de visite è infatti Mathilde Mallinger, che dopo una gloriosa carriera sopranile fu apprezzata insegnante di canto prima a Praga e poi a Berlino, ove ebbe l’enorme responsabilità di forgiare lo strumento della giovane Lotte. Cosa che, come la storia ci insegna, seppe fare benissimo.
Una parola prima sulle fotografie: appartengono a una serie in cui capita abbastanza spesso di imbattersi, riconoscibile per la cornicetta rossa, il nome del soggetto e un numero che lo identifica. Non so se essa comprendesse soltanto ritratti di cantanti oppure anche altro: di sicuro tutte le fotografie della Mallinger che ho visto oltre a questa recano lo stesso numero 1106. Il nome del fotografo resta ancora per me un piccolo mistero, perché i cartoncini di supporto sono muti e recano soltanto, al verso, un enigmatico monogramma con una P, questo:
MonogrammaPNon sono l’unico a non conoscere il nome di questo fotografo, visto che persino i catalogatori della Collezione Manskopf nell’università di Francoforte si sono limitati a chiamarlo P. Noi faremo una cosa un po’ meno arida e mediando dalla storia dell’arte lo chiameremo, fino a quando il piccolo mistero non avrà una soluzione, Monogrammista P.
Nata Mathilde Lichtenegger a Zagabria nel 1844, la Mallinger studiò prima nella sua città, poi a Praga e infine a Vienna, dove fu notata da Richard Wagner che la raccomandò all’Opera di Monaco. E così, era il 1867, la cantante fu messa sotto contratto dal teatro di corte della capitale bavarese e il debutto fu, almeno ai nostri occhi, assolutamente straordinario per una diciannovenne perché la vide salire sul palcoscenico impugnando niente di meno che il dorato falcetto di Norma. A Monaco restò poco, solamente tre anni, nei quali però le fu dato di partecipare a un avvenimento storico: il 21 giugno 1868 infatti fu, con Hans von Bülow sul podio, la prima Eva nei wagneriani Meistersinger.
Dalla Baviera la Mallinger passò direttamente alla Hofoper di Berlino; in questo teatro sarebbe rimasta fino al 1882, quando decise di ritirarsi dalla scena. A Berlino essa fu per molti anni primadonna assoluta, dividendo a tratti il trono con Pauline Lucca (sulla quale torneremo presto) e Wilma von Voggenhuber e potendo contare anche, per un periodo, come “primadonna sostituta” sulla poco più giovane Lilli Lehmann. La quale nelle proprie memorie si trova a doverla citare più volte: dall’alto della sua celestiale magnanimità ne riconosce il grande talento di attrice ma non le risparmia un’acida frecciata sul presunto precoce deterioramento della voce. Quanto questo risponda a verità è impossibile dire e, anzi, alla luce dei meccanismi psicologici che guidano la compilazione delle autobiografie delle primedonne viene da sospettare che la frustrazione di essere stata tenuta, a Berlino, in una posizione di indubbio secondo piano abbia avuto una certa responsabilità nell’elaborazione di questo caustico giudizio.
In realtà, gli anni del servizio della Mallinger nel teatro imperiale videro un impressionante succedersi di ruoli estremamente impegnativi, che coprivano un range di tipologie vocali molto ampio. La Mallinger partecipò a un certo numero di prime assolute di opere oggi dimenticate ma nel 1870 fu anche la prima Eva e la prima Elsa nei debutti locali di Meistersinger e Lohengrin; nel 1874 poi fu la prima Aida ascoltata a Berlino. Fu celebrata come Donna Anna, Agathe, Leonore nel Fidelio e Sieglinde in Die Walküre, Euryanthe, Valentine negli Ugonotti e Ifigenia nell’Ifigenia in Tauride di Gluck. Ruoli vocalmente pesanti e drammaticamente molto impegnativi, ai quali si aggiungevano però anche Pamina, Susanna e Zerlina del Don Giovanni, Frau Fluth nelle Allegre comari di Windsor di Nicolai, la Giulietta e la Marguerite di Gounod. Francamente, sembra difficile pensare che un repertorio di queste dimensioni possa essere stato gestito per un quindicennio in una posizione di assoluto predominio su una compagnia piena di possibili rivali disposte a tutto con un organo vocale compromesso. Non è per gettare ombra sull’immagine gloriosa della mitica Lilli Lehmann, ma forse basta leggere di seguito le poche righe che essa dedica alle tre primedonne della Hofoper per rendersi conto che alla base della sua citrina nonchalance ci sta un senso di frustrazione che neppure le glorie della sua carriera successiva hanno saputo metabolizzare. Insomma, la divina Lilli non digerì mai di essere stata messa a fare il rimpiazzo, questo è chiaro:

[A Berlino] incontrai i seguenti artisti, membri dell’Opera Reale:
Pauline Lucca, viziata, bella e interessante. Ci disse, quando le feci visita la prima volta, della sua intenzione di andarsene in America nel 1872 e di volerlo fare in ogni caso, anche senza il consenso dell’imperatore.
Mathilde Mallinger, che possedeva un notevolissimo talento scenico ed era stata educata al Conservatorio di Praga. Era appena arrivata da Monaco e, sebbene avesse debuttato solamente due anni prima, la voce si era già deteriorata.
Wilma von Voggenhuber, cantante drammatica di grande temperamento e con una bellissima voce di mezzosoprano che purtroppo però, come ebbe a dirmi un musicista, recitava oggi il ruolo che aveva cantato ieri…

Nell’immagine che la Lehmann delinea, la Hofoper appare in balìa di un grottesco terzetto: un’anarchica, una cornacchia e una dissociata. Guarda caso, l’unica collega donna che raccoglie i suoi sinceri complimenti è Luise Harriers-Wippern, che ebbe la buona grazia di ritirarsi ancor giovane per motivi di salute, lasciandole così il campo libero.
Che il clima delle relazioni fra primedonne non fosse, a Berlino, dolce come quello della primavera di Sorrento lo vedremo nelle prossime puntate. Per ora vale solo la pena ricordare che nonostante la guerra perenne Mathilde Mallinger restò assieme alla von Voggenhuber uno dei pilastri sopranili della Hofoper, trovando anche il modo di gestire impegnative escursioni professionali che la portarono in giro per la Germania e su al nord fino a San Pietroburgo. Nel 1882 si ritirò dalla scena ma non dal canto, perché fu attiva in concerto fino al 1895. Sposata con un barone dal nome impegnativo (Otto Schimmelpfenig von der Oye, attore di prosa con lo pseudonimo di Otto Düringsfeld), trascorse il resto della vita a Berlino, dal 1895 attiva come insegnante al Conservatorio. Morì il 19 aprile 1920: la sua grande rivale, Pauline Lucca, se ne era già andata da dodici anni e l’altra, la Voggenhuber, da parecchi di più. Neppure a Lilli Lehmann ne restavano troppi: per il momento se ne stava, imponente donnone che aveva abbandonato il manto di Isotta per il Dirndl, a rimestare i propri ricordi fra i gatti e le mucche del suo buen retiro campagnolo nel Salzkammergut.

MallingerFAS

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2 risposte a Guerra di primedonne a Berlino: Mathilde Mallinger

  1. Domenico Nardozza ha detto:

    Rieccoti di nuovo.. bell’articolo sempre ricco di notozie interessanti.. e di belle Foto!
    Ciao

  2. Pingback: Guerra di primedonne a Berlino: Pauline Lucca | Il cavaliere della rosa

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