Buona, incomprensibile, stravagante, autoritaria

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Transitata dal decadente estetismo della d’albertiana Myrtocle alla splendida modernità della tintora di Strauss e Hoffmansthal, ecco ancora Lotte Lehmann, ritratta questa volta da Franz Xaver Setzer in occasione della prima assoluta di Die Frau ohne Schatten, che con clamoroso successo andò in scena a Vienna nell’ormai ribattezzata Staatsoper il 10 ottobre 1919. A leggere la locandina di quella prima c’è ancora oggi da farsi venire degli scossoni emotivi: Franz Schalk dirigeva e Alfred Roller, lo scenografo che aveva affiancato Mahler nelle sue storiche produzioni viennesi, aveva creato assieme a Hoffmannsthal le scenografie e i costumi, di cui restano splendidi bozzetti; sulla scena si trovarono vicini Karl Aagard Oestvig e Maria Jeritza (imperatore e imperatrice), Richard Mayr e Lotte Lehmann (Barak e sua moglie), Lucie Weidt (la nutrice) e Josef von Manowarda (il messaggero di Keikobad).
La Lehmann era arrivata a Vienna nel 1914 da Amburgo ed era entrata nella storia del teatro straussiano già il 4 ottobre del ’16 prendendo parte come Compositore alla prima assoluta della versione rivisitata di Ariadne auf Naxos. Per la verità c’era qualcuno che in vista del debutto della Frau ohne Schatten aspettava con qualche apprensione la sua resa nel ruolo non certo semplice della moglie senza nome del tintore: si tratta dello stesso Hugo von Hoffmansthal, che in una lettera a Strauss così delinea il ritratto psicologico del suo personaggio: è una donna bizzarra, ma in fondo assai buona d’animo, incomprensibile, stravagante, autoritaria eppure simpatica. A quattro mesi dalla prima, in un’altra lettera al compositore Hoffmansthal si dice estremamente pessimista sulla riuscita della Lehmann e della Weidt: le interpreti dei due ruoli principali lasceranno molto a desiderare: la Weidt per l’aspetto demoniaco e la Lehmann, così palesemente borghese e placida, per tutta la spiritualità e l’eccezionalità del suo personaggio. Si sa che Hoffmansthal adottava, nel considerare le proprie opere, un punto di vista molto parziale e per forza di cose assai riduttivo, ed è quindi comprensibile come i suoi timori possano essersi rivelati infondati.
Non so se tutti i protagonisti di questa sfarzosa locandina si siano recati nello studio di Setzer per farsi ritrarre nei costumi dei rispettivi personaggi. Di sicuro lo fecero la Lehmann e Oestvig, la cui fotografia sarà oggetto del prossimo post. Credo che anche il ritratto della Weidt come Amme che ho trovato pubblicato su un vecchio programma della Scala possa essere di Setzer, mentre mi paiono di altri le fotografie della Jeritza e di Mayr che ho visto nello stesso libro, caratterizzate da pose molto meno espressive e da fondali dipinti che Setzer non utilizzava.
Qui, lo sfondo contro cui si schiaccia la Lehmann è neutro ma non piatto, perché la monocromia è mitigata da pennellate di tinta più chiara, talmente coincidenti con i contorni della figura da far nascere il dubbio che siano state tirate dopo che il soggetto era stato messo in posa. E’ bello poi vedere come anche qui ricorra il gesto del braccio allungato contro la parete, con la mano spalancata che diventa il secondo fulcro visivo dopo il volto, esattamente come nello splendido ritratto di Vera Schwarz nei panni di Tosca che ho pubblicato ormai parecchio tempo fa. Setzer era un grandissimo fotografo con una sensibilità addirittura geniale per la posa e il gesto. Forse, chissà, io parto anche un po’ troppo per la tangente con queste analisi alla Giulio Carlo Argan di provincia, ma è così stimolante cercare di vedere un pochino più in là dell’immagine nuda e cruda!

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7 risposte a Buona, incomprensibile, stravagante, autoritaria

  1. Domenico Nardozza ha detto:

    Ciao,
    Complimenti pe ril tuo BLOG..ormai ti leggo e ti uso per informazioni sulle attrici e sugli attori! Sono anche io un collezionista improvvisato… diventato tale scontrandomi con Una Carta da Visita di Jeanne Samary con dietro dedica e firma… da allora ho contratto questa “malattia”
    Ho bisogno di te perchè una mia amica mi ha regalato una carta da visita anonima senza il nome del fotografo.. e riporta il nome dell’attrice “M.elle Leroy Soubrette”. Io non ho reperito alcuna notizia su questa attrice, se tu hai qualche informazione in merito te ne sarei grato.
    Ti ringrazio anticipatamente.
    Buona Pasqua e a presto.
    Ciao
    Domenico

    • Winckelmann ha detto:

      Che bello sapere di non essere soli! 🙂
      I francesi avevano questa sciagurata abitudine di non indicare mai i nomi propri, per cui spesso è difficilissimo riuscire a identificare le persone ritratte. Anche io ho due o tre carte de visite di mademoiselle di cui non so assolutamente nulla, se non che erano in qualche modo legate all’Opéra perché c’è una scritta al verso che me lo dice. Ma quando, ad esempio, sono sotto una certa età a meno che non si siano fatte fotografare in tutù è impossibile sapere da un isolato cognome se siano state comprimarie, ballerine, coriste o guardarobiere…
      Vediamo un po’, frugo sui miei libri. Se trovo qualcosa su questa Leroy ti faccio sapere. Ciao e auguri.

      • Domenico Nardozza ha detto:

        Grazie!!! forse non siamo poi così soli soletti!! cmq se vuoi ti mando lo scanner della foto… La ragazza è vestita da uomo con i pantaloni e sembra un gitano..cmq un vestito di scena!
        Ciao

  2. Winckelmann ha detto:

    Grazie, vediamo allora questa signorina. Il mio indirizzo è pilpatoe[at]yahoo.it

  3. laulilla ha detto:

    Bellissimo post. C’è un premio per te sul mio blog. Ciao!

    • Winckelmann ha detto:

      Ossignormio! ho dovuto leggere sette volte per intuire quello che devo fare. Per fortuna da stasera cominciano le vacanze di Pasqua, avrò tempo per fare la mia parte. Ma intanto grazie, grazie davvero! 🙂

  4. laulilla ha detto:

    Anch’io ho avuto molte difficoltà, ma ho già detto troppe volte no: ora, di fronte a un gruppo di giovani disoccupati e, mi sembra, pieni di qualità, non ho resistito! Grazie a te per questo tuo bellissimo blog. ; ) !

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