Guerra di primedonne e l’Eboli scippata

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Rosine Bloch era una bellezza, ma di questo mi pare che poco traspaia da questa carte de visite di Charles Reutlinger, che la ritrae appesantita e oppressa da un copricapo regale di imbarazzante invadenza. Immagino che si tratti di un travestimento di scena, ma non riesco a immaginare a quale personaggio possa riferirsi se non, forse, la regina Gertrude nell’Hamlet di Ambroise Thomas, che la Bloch cantò nella nuova Opéra al Palais Garnier nel 1878. Due anni dopo, nel marzo 1880, essa era nell’imminenza di lasciare la compagnia e affrontò un altro personaggio regale, ma troppo indietro nell’antichità per potersene andare in giro con una corona sulla testa di questo tipo: Amneris nella prima francese di Aida. Teresa Stolz, naturalmente a fianco di Verdi in occasione di questa prima, la sentì alla generale e la definì “bellissima. Non sarà un’aquila – aggiungeva – ma è molto meglio delle due Amneris milanesi di quest’anno”.
Come ho scritto nel post precedente sulla Bloch, nel nome di Verdi era iniziata la sua carriera nel massimo teatro di Francia, quando ventunenne aveva debuttato come Azucena in Le Trouvére. Era il 13 novembre 1865 e Verdi sicuramente la sentì, perché proprio in quei giorni era arrivato a Parigi con in tasca il contratto per una nuova opera il cui soggetto era già stato deciso: sarebbe stata Don Carlos. Restò fino a marzo nella capitale francese a lavorare al libretto, poi se ne tornò a Sant’Agata e iniziò a comporre: fra marzo e giugno scrisse i primi tre atti e con questi se ne tornò a Parigi. La scrittura fino a questo momento era proceduta avendo in mente le caratteristiche delle due primedonne selezionate dalla direzione dell’Opéra per i due ruoli protagonistici: Marie Sasse per Elisabeth e Rosine Bloch per Eboli. Per risparmiarla in vista dell’impegnativa prima, la Bloch fu anche tolta dal cast del Prophète che a maggio si iniziò a rimontare per un nuovo ciclo di recite, e questo ruolo fu dato a Pauline Gueymard-Lauters. Che era, con la Sasse, l’altra vera star dell’Opéra: basta dire che, come ricorda Andrew Porter nell’articolo da cui sto prendendo molte di queste informazioni, all’epoca riscuoteva dal teatro lo stipendio annuo di 55.000 franchi, uguale a quello della Sasse e di cinque volte e mezza superiore a quello della “matricola” Bloch.
A Verdi sarebbe piaciuto avere la Gueymard come Eboli, ma temeva che fianco a fianco sulla scena lei e la Sasse potessero lasciarsi andare a rinnovellare la melodreammatica tradizione della guerra fra primedonne. Le due signore, pare, non andavano d’accordo. Alla fine si decise per lo sprezzo del pericolo, la paciosa Bloch fu destinata a Fides e la Gueymard dirottata su Eboli. Tre atti erano già completati e, pensando alla Bloch, Verdi si era tenuto abbastanza basso sul pentagramma. Così la canzone del velo fu alzata di un tono e nel resto della composizione Verdi si tenne più alto.
Chissà come ci rimase la Rosine: doveva essere una paciosa e quindi probabilmente nemmeno troppo male. Si sarebbe presa una piccola soddisfazione anni dopo, nel 1890, quando appena un anno prima di morire diede voce alla fascinosa protagonista nella prima parigina del Samson et Dalila.

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