Amalie Materna, Brünnhilde a casa Meyerbeer

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Fritz Luckhardt era nato nel 1843 e a ventiquattro anni nel 1867 aveva aperto il proprio atelier di fotografo a Vienna, facendo fortuna grazie a una doppia specializzazione: le foto stereoscopiche e i ritratti. Con questa seconda salì molto in alto, fino alla corte e alla stessa famiglia imperiale di cui fotografò molti esponenti, Francesco Giuseppe compreso. Ma, specializzazione nella specializzazione, oltre alle teste coronate Luckardt si dedicò anche intensamente al ritratto di artisti, cantanti e attori attivi stabilmente o di passaggio nei teatri di Vienna. Da Richard Wagner ad Adelina Patti, da Pauline Lucca a Johann Strauss decine e decine di star transitarono nel suo atelier per farsi riprendere a mezzo busto o a figura intera, in abiti civili oppure in costumi di scena, ricreando magari contro i fondali dipinti della sua dotazione momenti particolari di lavori contemporaneamente allestiti alla Hofoper.
E’ sicuramente legata a recite di Le Prophète, straordinario e oggi ahimè praticamente scomparso operone meyerbeeriano, questa cabinet card bellissima e splendidamente conservata, che mostra la scena finale del quarto atto, quando Fidés incontra il figlio Jean de Leyde incoronato re nella cattedrale di Münster. A impersonare i due ruoli sono Carl Adams e Amalie Materna – e qui, lo so, è inevitabile che l’anima del melomane avveduto sia scossa dalle fondamenta. Perché quello della Materna è un nome entrato non solo nella storia del teatro e della musica, ma anche in quella sfera celeste ammantata di leggenda che della storia dell’opera è indispensabile complemento.
Austriaca della Stiria, nata nel 1844, debutta a Graz ventunenne come soubrette in Cavalleria leggera di Franz von Suppé. L’operetta resta il suo ambito per qualche anno, anche dopo il suo trasferimento a Vienna. Nella capitale, però, inizia a riflettere sul passaggio a ruoli di soprano drammatico, riprende gli studi con l’hofkapellmeister Heinrich Proch (proprio quello delle variazioni per soprano affrontate anche dalla giovane Callas) e debutta alla Hofoper nel 1869 come Selika nell’Africaine di Meyerbeer. Qui condivide per alcuni anni il ruolo di primadonna drammatica con Louise Dustmann, restando poi dal 1875 regina assoluta di un repertorio vastissimo.
A Vienna la Materna conosce Wagner, che nutre per lei e la sua voce un amore incontrastato, e diviene una delle sue interpreti di riferimento. E’ la prima Brünnhilde nel Ring a Bayreuth del 1876 (e guardiamo le date delle prime: 14 agosto Die Walküre, 16 agosto Siegfried, 17 agosto Götterdämmerung – c’è da farsi venire un attacco di panico solo a leggerle) e anche la prima Kundry nel Parsifal, nel 1882. Pur restando fino al 1894 membro a tutti gli effetti della Hofoper viennese, ha una carriera internazionale che la porta nelle principali capitali europee e negli Stati Uniti. Al Metropolitan, canta dal 1884 Wagner (è fra l’altro Brünnhilde nella prima locale di Die Walküre) ma anche Halévy (Rachel in La Juive) e Meyerbeer (Valentine in Les Huguenots). Nel 1875 crea a Vienna il ruolo protagonistico in Die Königin von Saba di Goldmark, di cui tiene a battesimo anche l’opera Merlin. Il suo repertorio è vastissimo e comprende fra gli altri i ruoli di Leonore nel Fidelio, di Aida e Amneris, delle protagoniste dell’Armida di Gluck e della Medea di Cherubini, fino all’Amelia del Simon Boccanegra. Abbandona la scena cantando un’ultima volta la Brünnhilde di Götterdämmerung a Vienna nel 1894 ma nel 1913, quasi settantenne, si presenta ancora al pubblico nel concerto commemorativo del centenario della nascita di Wagner, cantando il monologo di Kundry.
A dispetto degli inizi soubrettistici, lo strumento della Materna era possente e di enorme impatto drammatico: in una celebre lettera scritta da Venezia poco prima della morte, Wagner la ringrazia per la sua natura grandiosa. Prima degli stravolgimenti in senso declamatorio operati da Cosima nel corso del suo dominio a Bayreuth, la Materna rappresentò l’archetipo del canto wagneriano, ugualmente orientato verso l’espressione drammatica quanto verso le ragioni del canto.
Più vecchio della Materna di dieci anni, il tenore Carl (o anche Karl, in realtà Charles) Adams, americano, dopo un inizio di attività in patria aveva debuttato a Vienna nella Sonnambula e aveva intrapreso una carriera internazionale che aveva visto anche una stabile permanenza alla Hofoper di Berlino dal 1864 al ’67, prima del passaggio a Vienna dove sarebbe rimasto fino al 1876. Fu attivo in un vasto repertorio di tenore lirico-drammatico che aveva i suoi cavalli di battaglia nel Gennaro della Lucrezia Borgia, nel Masaniello della Muette de Portici e nel Vasco de Gama dell’Africaine. A Vienna visse il momento più alto della carriera, segnato da grandi interpretazioni in opere di Meyerbeer, Verdi, Donizetti e Gounod. Wagner sembra essere stato un autore meno frequentato, anche se sono documentati incontri fortunati con i personaggi di Lohengrin, Tannhäuser e Rienzi, di cui nel 1878 fu il primo interprete in America.
Non è facile determinare la data esatta di questa fotografia: Adams e la Materna furono simultaneamente presenti alla Hofoper di Vienna negli anni dal 1869 al ’76 e in questo torno d’anni Fritz Luckardt ha sicuramente eseguito questo scatto. Purtroppo il database delle rappresentazioni ottocentesche all’Opera di Vienna è ancora in corso di realizzazione e, seppure consultabile on-line, non viene in questo caso in aiuto perché non registra esecuzioni con la Materna come Fidés (che invece sicuramente ci furono) e una sola con Adams come Jean, iniziata alle 19 del 12 dicembre 1869. In questa occasione Fidés fu affidata a Ernestine Gindele. Le schede del database diventano visibili mano a mano che il popolamento procede, magari fra qualche tempo avremo una risposta più precisa alla nostra curiosità.

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2 risposte a Amalie Materna, Brünnhilde a casa Meyerbeer

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