Galleria verdiana: Rosine Bloch

Bloch0164r

Da che mondo è mondo, le signore tendono spesso a confondere un po’ le acque quando si parla di età. A volte glissano, a volte dicono mezze verità, a volte mentono spudoratamente.
Questo dovette fare il grande mezzosoprano francese Rosine Bloch, se è vero che sia il parigino Le Ménestrel sia  l’autorevole The musical times davano nel 1891 l’annuncio della sua morte a 42 anni. Novantuno meno quarantadue fa 1849: se così fosse stato, allora, vorrebbe dire che la geniale Bloch avrebbe fatto il suo debutto all’Opéra di Parigi come Azucena in Le Trouvère alla tenera età (era il 1865) di sedici anni. Cosa che sembra francamente improbabile, soprattutto guardando la bella fotografia di Pierre Petit qui sopra, che raffigura si una giovane donna ma non certo un’adolescente. Altre fonti offrono un ampio campionario di date alternative, dal 1832 del dizionario di Kutsch e Riemens al 1844 della voce assai completa della Wikipedia inglese, che mostra questa stessa fotografia in un taglio a mezzo busto, recuperata dal periodico Paris-Theatre.
La Bibliothèque nationale de France, che ha catalogato la fotografia in quella versione, non dà elementi per identificare il personaggio, e con esso l’occasione per la quale la fotografia fu realizzata. Noi invece li possediamo, perché al verso di questo esemplare si trova questa annotazione a penna:

Bloch0164v

Con l’Azucena del Trouvère, la Bloch fece il suo ingresso nel principale teatro lirico di Francia dopo aver studiato al Conservatorio di Parigi con il grande basso Nicolas Levasseur e aver vinto qui, in quello stesso 1865, il primo premio nelle categorie di canto e di opera. Il capolavoro verdiano nella sua versione grand-opéra aveva debuttato a Parigi esattamente dieci anni prima e alla giovane veniva affidato un ruolo di grandissimo impegno, nel quale molti ancora dovevano ricordare l’interprete originale, la celebre Adelaide Borghi-Mamo. E’ molto probabile che in quello stesso 1865 la Bloch si sia recata nello studio di Pierre Petit per farsi ritrarre nel costume della zingara verdiana. Petit era uscito dall’atelier di Disderi nel 1858 e da allora, messosi in proprio, era diventato uno dei più impegnati fotografi e ritrattisti di Parigi. Il 1867 registrato al verso della foto (probabilmente l’anno nel quale l’antico proprietario vide la Bloch nel ruolo all’Opéra) è l’anno della seconda Esposizione Universale di Parigi, quello del trionfo della Grande-Duchesse de Gerolstein di Offenbach e dell’inaugurazione del servizio dei bateaux-mouche. Dell’Esposizione Petit fu il fotografo ufficiale, incarico con il quale inaugurò una serie di servizi di grande interesse storico: fra le altre cose riprese negli anni successivi le fasi del cantiere della Tour Eiffel e quelle della realizzazione della Statua della Libertà.
Le fotografie della Bloch realizzate in quella sessione di posa sono almeno due, questa e un’altra che non possiedo, visibile qui. Entrambe mostrano la grande bellezza della giovane donna, che riscosse fin dalla sua prima apparizione un clamoroso successo dovuto a uno strumento caldo e assai voluminoso. Per una quindicina d’anni la Bloch rivestì un ruolo di primo piano all’Opéra: le vennero affidati ruoli di grande impegno come Fides nel Prophete e Leonore nella Favorite, mentre l’incontro con Verdi si ripetè nel 1880 quando interpretò Amneris nella prima francese di Aida. Poco prima della morte, che giunse improvvisa a Nizza, fu protagonista della prima parigina del Samson et Dalila al Théâtre Eden nel 1890.
A fronte di una carriera senza dubbio illustre, stanno però alcuni rilievi che mettono in luce il punto debole della Bloch. Se da un lato stava infatti un’organizzazione vocale che possedeva i crismi dell’eccezionalità, dall’altro pesava la mancanza di una vera e propria personalità interpretativa:
Abbiamo detto che Mlle Bloch è dotata di voce superba, che però piace allo spettatore senza impressionarlo. Essa manca d’anima, in lei si cerca invano la passione. Per questo motivo Mlle Bloch non è una grande artista. E’ giovane, è vero, e forse l’avvenire, novello Pigmalione, animerà un giorno anche questa Galatea.
Questo scriveva Pierre Larousse nel suo Grand Dictionnaire universel du XIXe siècle nel 1878. Il successo di pubblico che sempre la accompagnò fa però pensare che forse la realtà non fu così cruda e che qualche arma per catturare l’anima di chi la ascoltava la bella Rosine doveva possederla.

Bloch0164rFAS

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cantanti, Carte de visite, Fotografie, Galleria verdiana, Parigi, Petit Pierre e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Galleria verdiana: Rosine Bloch

  1. Pingback: Guerra di primedonne e l’Eboli scippata | Il cavaliere della rosa

  2. Pingback: Amneris e la sua modista | Il cavaliere della rosa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...