Anche stasera, Mattioli?

Mattioli

Arrivo, come al solito, molto tardi. I miei tempi di reazione alle novità sono in genere lunghi ma questa volta sono entrati in gioco anche altri fattori, che non è il caso di riferire qui perché non è poi vero che le proprie debolezze vadano sempre messe in piazza. Sta di fatto, però, che solo domenica mattina, senza quasi pensarci, mi sono deciso a prendere il libro dallo scaffale della libreria, leggendomelo poi quasi tutto nel corso di un viaggio Milano-Venezia in treno.
La prima impressione è stata piacevole: che Alberto Mattioli sappia scrivere si sa ma quello che mi sorprendeva era il constatare l’esistenza di così tante analogie fra la sua vita di operoinomane e la mia. Entrambi siamo stati battezzati operisticamente a Verona; lui con Andrea Chénier al Filarmonico, io con Aida all’Arena: sarà banale come inizio ma cantavano Bergonzi e la Arroyo ed era il 1972, non farei cambio. Entrambi poi siamo cresciuti fra la Fenice e il Comunale di Bologna, entrambi siamo stati a suo tempo accaniti lettori di Rodolfo Celletti, entrambi siamo caduti ammaliati dalla voce della Più-Grande-Cantante-Di-Tutti-I-Tempi: Marilyn Horne. Mattioli dice che oggi la considera con più distacco critico; si vede che il suo non era vero amore, quello che non conosce né ragione né distacco ed è totale, acritico e incondizionato. Il mio, appunto.
Le analogie non si fermano qui ma proseguono nella comune passione per Ariadne auf Naxos, nell’antipatia per certa maniera tipicamente italiana di intendere la regia d’opera, nella certezza che i tre maggiori registi viventi sono Robert Carsen, Richard Jones e David McVicar e che il Lohengrin bayreuthiano delle pantegane è lo spettacolo probabilmente più brutto prodotto in questa galassia negli ultimi cinquemila anni. La differenza fra me e lui, a questo proposito, è che lui l’ha visto dal vivo almeno quarantotto volte (tutte diligentemente catalogate e ciascuna fornita di univoco numero di protocollo) mentre io ne ho visto solo la metà in video e, non facendo di mestiere il critico, ho deciso a un certo punto che non me l’aveva ordinato il dottore di farmi del male a quel modo e che potevo mollare lì quella schifezza e impiegare meglio il mio tempo.
La pensiamo meno allo stesso modo sui controtenori, che io continuo a trovare mediamente soporiferi e mediamente inferiori alle cantanti donne. Non la pensiamo poi per nulla allo stesso modo a proposito di Natalie Dessay e Cecilia Bartoli, le cui incommensurabili qualità vocali e interpretative continuano a risultarmi del tutto oscure.
Ma mi accorgo che divago. Il libro corre per un tratto piacevole fra ricordi e notazioni acute seppure mai troppo approfondite, poi a un certo punto comincia a perder smalto: dall’autocelebrazione di record un po’ folli del tipo “13 opere in 13 giorni” ai cataloghi abbastanza triti di luoghi comuni operistici fino al bizzarro elenco delle 100 ragioni che fanno amare l’opera e al deprimente bignamino finale di trame, si fa sempre più viva l’impressione che l’autore stia allungando il brodo. Ed è un peccato, perché anche senza autoconfinarsi nella sfera della discettazione accademica avrebbe potuto con maggior profitto dilungarsi su altre questioni che invece tocca solo di sfuggita.
L’insistenza poi su vezzi quali la presa in giro di determinate fasce di pubblico (a cominciare dalle melochecche, sai che novità) e l’uso ipertrofico del termine cretino, francamente utilizzato con una sovrabbondanza irritante, mi hanno fatto pensare che i fattori di cui parlavo all’inizio, quelli che mi avevano tenuto lontano dal libro per parecchi mesi, non erano forse completamente campati in aria. Chissà.

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2 risposte a Anche stasera, Mattioli?

  1. mozart2006 ha detto:

    Condivido pienamente, anche e soprattutto per la scarsissima stima che nutro nei confronti del signore in questione.

  2. Ecco, per fortuna che Mozart2006 ha parlato prima di me ed elegantemente ha detto quello che, come volte volte ti ho detto, penso del soggetto in questione, purtroppo conosciuto di persona. Non sarei stato altrettanto elegante.

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