Mercè, mercè, cigno gentil

Aspettando Lohengrin, chissà se con o senza il fido cigno, e il sette dicembre e la Scala ho preparato qui una piccola galleria di bianchi cavalieri del tempo che fu, un parco antipasto con tuffo nel passato nell’attesa di scoprire come il demiurgo di turno concerà il bel Jonas Kaufmann.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il mio primo Lohengrin lo ricordo più o meno così, vestito di bianco e con l’elmo in testa, in piedi sulla barchetta trainata dal cigno. Cosa che io, decenne e razionale forse ancora più di oggi, trovai inverosimile e quindi sommamente riprovevole.
Cantava, come ancora talvolta si usava nei primi anni Settanta, in italiano. Era Franco Tagliavini, che nonostante la notorietà e la carriera internazionale piacque pochissimo agli intenditori del locale Teatro Comunale. Perché, lo sanno anche i sassi, per cantare Wagner ci vuole il vocione e ci vogliono i polmoni: Wagner è Wagner e che sia Sigfrido, Lohengrin o Parsifal fa poca differenza. O almeno non la faceva per loro, che accolsero con sommo disdegno questo angelico spilungone che con voce chiara e accento un po’ linfatico (il vero limite di Tagliavini) ringraziava con educazione il suo bianco trasportatore.
Il quale, se ci sarà, speriamo che si muova coi tempi giusti e non lasci a terra, giocando d’anticipo, il povero Lohengrin. Come successe, ma questa la sanno tutti, al grande Leo Slezak, che vedendo partire la sua barchetta prima che lui facesse  in tempo a montarci su si dice che senza fare una piega abbia chiesto: “a che ora parte il prossimo?”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cantanti, Cartoline, Fotografie, Milano, Opere e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Mercè, mercè, cigno gentil

  1. amfortas ha detto:

    Siamo tutti in agitazione per questo Lohengrin, ne varrà al pena? Certo che sì, accidenti! L’alternativa sarebbe fibrilalre per cosa? Per Monti o Bersani – altri non nomino, ché già ho fatto fatica per questi – ?
    A Trieste nel 1976, io ero già grande ahimè, vidi Giuseppe Giacomini che cantò in italiano. Non in modo impeccabile. Fu sostituito e arrivo un tenore tedesco doc, Hermin Esser, il quale ovviamente cantò in tedesco, unico in compagnia tutta italiana: Chiara, Carroli di sicuro, dirigeva Patanè. Altro non ricordo.
    L’aneddoto del cigno in ritardo lo ricordo attribuito anche a Melchior al Met. Che Guth sia animalista e non voglia maltrattare le bestie?
    Ciao 🙂

    • winckelmann ha detto:

      Questi aneddoti viaggiano sempre da un protagonista all’altro, chissà chi fu realmente quello vero. Slezak era un mattacchione, questo si sa. Ho comprato la sua autobiografia qualche tempo fa, bisognerebbe magari controllare lì sopra se lo racconta. Ogni tanto la guardo: è in tedesco e questo mi frena ad abbordarla anche se è un libretto. Ma prima o poi verrà anche il suo turno.

  2. Kaufmann? 😦 Ho ascoltato il suo “In fernem Land”: come sempre pieno di buone intenzioni interpretative che naufragano miseramente per grossi limiti tecnici: i p sono orribili falsetti, la voce risuona indietro e piena d’aria, l’articolazione è vistosamente artefatta nel tentativo di scurire ed inspessire la voce e ne risulta un birignao insopportabile.
    Maria Chiara: mi piacerebbe ascoltare una registrazione della sua Elsa. Negli anni 70-80 la consideravo una mezza tacca, riascoltata ora mi pare bravissima!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...