Il tesoro di Ruga Giuffa

Quando ero studente all’università, nella Venezia dei primi anni Ottanta, c’erano due posti dei quali ero fedele accolito.
Uno era una piccolissima bottega di rigattiere che stava a fianco della Pescheria di Rialto; l’altro un negozio più grande ma pur sempre un antro di incredibile atmosfera nel quale si vendevano libri vecchi, condotto da un anziano signore. Stava in Ruga Giuffa, la calle lunga e dritta che da Campo Santa Maria Formosa scende in direzione della Riva degli Schiavoni.
Ho sempre avuto per la carta, soprattutto per quella vecchia, una passione che rasenta il feticismo. Nelle mie visite in questi due luoghi di meraviglie cercavo naturalmente libri ma soprattutto vecchi libretti d’opera e cartoline d’anteguerra con vedute di Roma. M’ero messo in testa, infatti, di impiantare una collezione di questo tipo. Lo feci anche, ma fu una passione di breve durata.
I libretti invece mi attrassero per un tempo molto più lungo. Naturalmente (è bello complicarsi la vita) mi posi limiti e condizioni ben precise: dovevano essere preferibilmente ottocenteschi e, soprattutto, contenere riferimenti ben precisi alle recite per le quali erano stati stampati, a partire dai nomi degli interpreti. All’epoca era ancora abbastanza facile trovarne, e a prezzi umani. In pochi anni, grazie al rigattiere e al vecchio signore ma anche a frequenti perlustrazioni di tutti i mercatini che potevo raggiungere, ne misi assieme un buon numero, con una certa percentuale di “pezzi forti”; di uno di questi ho già parlato qui.
Credo di poter dire con una certa sicurezza che fu in Ruga Giuffa che trovai questo libretto, disastrato ma con una marcia in più

Al di là dello stato di conservazione disastroso, rispetto agli altri pezzi questo esemplare ha delle particolarità: manca infatti del frontespizio che contiene l’indicazione del teatro e della stagione nella quale avevano luogo le recite e la pagina con la locandina contiene solo i nomi dei personaggi mentre lo spazio destinato agli interpreti è lasciato bianco. Si tratta quindi di una copia di magazzino, destinata ad essere integrata dei dati mancanti prima di essere venduta.
Fatto sta che questa copia non solo porta i nomi di una compagnia che cantò non sappiamo dove e quando scritti a penna a fianco dei rispettivi personaggi, ma è anche colma di appunti e annotazioni nella medesima calligrafia e nel medesimo inchiostro seppia.

Che tipo di annotazioni? Essenzialmente sceniche: sono indicati i passaggi tagliati e, scena per scena, memorandum su oggetti necessari, comparse da disporre, alzate e chiuse di sipario: I 4 servi di scena sono presenti al banchetto per servire; Nell’allegro il sipario; Finito il solo del Flauto su il sipario; All’arpa fuori le bagnanti e così via.

Si tratta evidentemente di una copia del libretto usata durante le recite (ahimé non sappiamo ancora quali) dal corrispondente dell’attuale direttore di scena; colui cioè che aveva la responsabilità di coordinare durante la recita tutto quanto succedeva sul palcoscenico, dalla disposizione di oggetti e comparse fino all’entrata e uscita degli artisti.
La complicata regia del quinto atto, con la strage degli Ugonotti, è sintetizzata da telegrafiche annotazioni disposte lungo le dettagliate indicazioni sceniche del libretto:
Notte. 15 battute su il sipario
Coriste qua
Coriste là
Fisarmonica qua
Valentina
Coro interno di donne qua
Uomini e banda là
e così via. Chissà se qualcuno con una conoscenza della prassi scenica ottocentesca più profonda della mia sarebbe capace di cavare da questo documento informazioni più sostanziali di quelle puramente evocative che ci trovo io. Le cattive condizioni del libretto sono anche, credo, la prova di un suo prolungato utilizzo nelle prove e durante le rappresentazioni e anche, chissà, in una ripresa successiva poiché alcuni appunti sono scritti in un inchiostro diverso e con altra calligrafia.
Un giorno tornai nel negozio in Ruga Giuffa e lo trovai chiuso. La paciosa signora della pasticceria a fianco mi disse che era stato venduto e vuotato. Continuai per qualche tempo a cercare libretti ma poi finii per disamorarmi quando i robivecchi decisero di travestirsi da antiquari e i mercatini diventarono terreno di caccia di danarose signore in cerca di artistiche emozioni. Al contrario delle cartoline di Roma, però, i libretti li ho ancora tutti in una pila di scatole e ogni tanto li sfoglio ancora anche se, come ormai ognuno sa, le fotografie hanno preso nel mio cuore di improvvisato collezionista il posto d’onore.

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3 risposte a Il tesoro di Ruga Giuffa

  1. amfortas ha detto:

    Al solito scritto molto interessante e, tra l’altro, proprio in questi giorni ho ultimato una piccola ristrutturazione di una stanza. Ho spostato qualche centinaio di dischi e libri perché altrimenti non ci stavamo più e ho ben pensato di arredare le pareti proprio con foto che ho scattato in teatro – di solito destando il furore delle gentili maschere – e una vecchia locandina. Purtroppo mi sono dovuto accontentare di una copia, ma per caso si tratta proprio degli Ugonotti, presso quello che era il Teatro Grande (oggi Verdi) di Trieste, nel 1857.
    Ciao!
    P.S.
    Guarda che OC attende paziente!

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