Ristampe: Le violette di Emma Eames

Ho pubblicato questo post il 12 aprile 2010 nell’altro mio blog. L’operazione di trasferimento in questo contenitore dei post che prendono spunto da pezzi della mia collezione e che scrissi prima di inventarmi questo Cavaliere della rosa è quasi conclusa.

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Chi ha mai sentito parlare di woodburytype? La tecnica di riproduzione meccanica brevettata da Walter Bentley Woodbury nel 1864 ebbe vita breve nonostante l’altissima qualità delle immagini, dovuta al fatto che l’utilizzo di una gelatina pigmentata per la distribuzione del colore creava un tono continuo ed estremamente morbido, del tutto privo di sgranature. Il problema era l’estrema complessità del processo di lavorazione, che non andava d’accordo con lo spirito della riproduzione su scala industriale.
Il procedimento era complicatissimo e non sono sicuro di averlo compreso del tutto. La fotografia, scattata col metodo tradizionale, dava origine a una normale lastra negativa. Si partiva allora da un supporto su cui veniva stesa con abbondante spessore una speciale gelatina fotosensibile. Questa veniva esposta alla luce attraverso il negativo, con la conseguenza che la diversa esposizione delle parti dava luogo a diversi gradi di indurimento della gelatina. Uno speciale lavaggio rimuoveva le parti di gelatina non sufficientemente indurite: quello che restava era una specie di stampo tridimensionale che veniva ulteriormente indurito e lavorato e poi pressato su una lastra di piombo, che diventava lo stampo da utilizzare per le riproduzioni. Riempite tutte le sue concavità con una gelatina pigmentata, essa veniva leggermente premuta contro il foglio di carta, sul quale il colore restava con diversi spessori a seconda della maggiore o minore chiarezza della tinta da rappresentare. Una volta asciugata la stampa così realizzata, resta comunque visibile a un occhio attento la variazione di spessore del pigmento nelle diverse zone, tanto maggiore quanto più si passa dal bianco al nero.
Ce l’ho fatta. Credo. La bellissima signora ritratta nel woodburytipo qui sopra è Emma Eames, nata a Shangai e cresciuta nel Maine, allieva a Parigi della più celebrata e temuta insegnante di canto dell’Ottocento, Mathilde Marchesi. Ventitreenne, senza nessuna esperienza di teatro, fu scelta da Charles Gounod in persona per interpretare Juliette nel suo Roméo et Juliette all’Opéra di Parigi a fianco di Jean de Reszke. Il debutto ebbe luogo il 13 marzo 1889; a novembre dell’anno precedente l’opera di Gounod aveva avuto un clamoroso revival nel teatro parigino, interpretata da De Reszke al suo debutto nel ruolo di Roméo e da Adelina Patti al suo debutto all’Opéra. Gounod scelse la Eames per subentrare alla Patti, ne curò personalmente la preparazione e assistette, quella sera del 13 marzo 1889, alla nascita di un mito: “fu una curiosa esperienza” avrebbe poi scritto la Eames con anglosassone imperturbabilità “entrare all’Opéra da sconosciuta e trovarsi il giorno dopo sulla bocca di tutti in due continenti”.
Emma Eames ebbe carriera lunga e fortunata, segnata da una celebre inimicizia con Nellie Melba (che sempre chiamò “la mia nemica”) e sviluppatasi soprattutto a Londra e New York. Quando gli fu chiesto con quale delle grandi primedonne che aveva conosciuto aveva cantato più volentieri, Jean de Reszke rispose: “E’ difficile da dire. Lilli Lehmann e Milka Ternina erano Isotte superbe. Ma anche la Nordica e la Eames erano grandi artiste. Ho sempre amato cantare con Emma Eames; attorno a lei c’era sempre profumo di violette”.

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4 risposte a Ristampe: Le violette di Emma Eames

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