Ristampe: Benedetta mongolfiera

Ho pubblicato questo post il 10 giugno 2010 nell’altro mio blog. Dopo mesi di colpevole inattività, proseguo l’operazione di trasferimento qui, un poco alla volta, dei post nei quali – prima di inventarmi Il cavaliere della rosa – pubblicavo pezzi della mia collezione.

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Non so se lo sia formalmente, ma di fatto la casa a Farmington, Maine, dove nel 1857 nacque Lillian Norton, poi diventata Lillian Nordica, è celebre e visitata e conservata come un monumento nazionale. Perchè La Nordica è stata la prima diva dell’opera interamente americana ad acquisire celebrità planetaria, al punto da diventare la prima testimonial della più americana delle specialità, la Coca Cola.
Iniziata alla musica come ripiego dopo che la sorella, considerata in famiglia quella col talento, morì ragazzina, studiò prima a Boston e ben prima dei vent’anni girava gli States dando concerti come solista accompagnata da una banda di ottoni. Visto il successo, l’intraprendente mamma la portò allora in quella che misteriosamente tutto il mondo continua a ritenere la patria del canto, l’Italia. Studiò a Milano e secondo una prassi consueta all’epoca debuttò in provincia, a Brescia, nella Traviata. Era il 1879 e lei aveva, quindi, 22 anni. L’anno dopo era già alla corte dello zar a San Pietroburgo, con un repertorio sostanzialmente basato su ruoli da soprano leggero. Due anni dopo debuttava a Parigi e nel 1883 negli Stati Uniti.
La voce intanto si faceva sempre più robusta e il repertorio più pesante, senza che questo alterasse minimamente la salute di ferro del suo strumento. Nel 1894, chiamata da Cosima Wagner, fu la prima americana a cantare a Bayreuth, dove le fu assegnato il ruolo di Elsa nel Lohengrin. Il feeling fra le due signore non dovette essere dei migliori, perchè la Nordica, pur divenendo uno dei più celebrati soprani wagneriani della sua epoca, non tornò mai più sulla verde collina. Probabilmente, la sua concezione del canto non collimava con quella della vedova Wagner, che si stava inventando uno stile (che i perfidi definirono latrato di Bayreuth) che avrebbe probabilmente fatto inorridire il povero marito suo nella tomba da un decennio. Insomma, mentre da Madama Cosima sempre più si declamava e sempre meno si cantava, con Lillian Nordica e con il suo mitico collega Jean de Reszke si costituiva uno storico polo teatrale wagneriano a New York. Al Metropolitan, che visse in quegli anni una febbre germanofila tale che persino le opere italiane e francesi venivano date in tedesco, Lillian Nordica cantò per vent’anni, dal 1891 al 1910.
La foto qui sopra fu scattata da Aimé Dupont, belga nato scultore e divenuto fotografo ufficiale del Metropolitan, nel 1904. Come lo sappiamo? La cantante appare qui con il suo costume di Gioconda, la protagonista dell’omonima opera di Amilcare Ponchielli che il 28 novembre di quell’anno ebbe al Met uno storico revival nel quale a fianco della Nordica apparve Enrico Caruso. La mia stampa è forse di qualche anno posteriore allo scatto, perchè è realizzata con una strana tecnica che, mi dicono, Dupont sperimentò attorno al 1910 tentando di superare la macchinosa procedura delle cabinet card, nelle quali una stampa all’albumina veniva incollata su un supporto di cartoncino. In ogni caso, il risultato è splendido.
Madame Nordica fu diva fino al midollo: ebbe tre mariti e l’ultimo, un cantante ungherese fallito, la mandò quasi in rovina mangiandosi gran parte dei suoi stratosferici guadagni. Partito per una traversata in mongolfiera, sparì fortunatamente nel nulla, lasciandola vedova non troppo infelice. Nel 1913 si ritirò dalle scene e si imbarcò per una folle impresa: un giro di concerti che dopo l’Australia, avrebbe dovuto portarla in Estremo Oriente e Russia. A Sidney stava per perdere la nave ma l’onnipotente diva telegrafò che la aspettassero. Le obbedirono, naturalmente, e questa fu la sua fine. Durante il viaggio la nave si incagliò sulla barriera corallina e rimase tre giorni in balìa delle onde prima che l’illustre passeggera potesse essere recuperata. Ma la Nordica non si riprese mai più dalla sofferenza di quel naufragio: l’agonia durò mesi e si concluse a Giava il 10 maggio 1914.

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4 risposte a Ristampe: Benedetta mongolfiera

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  3. cacioman ha detto:

    Li leggo in ritardo, Wagner lo conosco solo da “apocalypse now”, per anni ero convinto che i cantanti lirici avessero il mal di pancia, quando sento la “Norma” (specie i cori) mi viene da fischiettare “All’armi siam fascisti”, insomma con l’autorevolezza di una rapa totale penso che questi tuoi post siano fenomenali. Continua così.

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