Ristampe: Minnie, focosa diva

Ho pubblicato questo post il 18 ottobre 2009 nell’altro mio blog. Ho deciso di trasferire qui, un poco alla volta, i post nei quali – prima di inventarmi Il cavaliere della rosa, pubblicavo pezzi della mia collezione. In questo modo tutto il materiale sarà riunito in un unico luogo e la mia testa da capricorno sarà soddisfatta.

Questa è la prima cabinet card che ho acquistato anni fa, quando mi misi a collezionare foto. Su Minnie Hauk, una delle prime dive interamente americane, si è sempre fatta della mitologia. Quando debuttò in Europa i giornali francesi dissero che era cresciuta cavalcando nella prateria, adorata dai pellerossa come una dea e che un miliardario europeo in trasferta nel West fu tanto ammaliato dalla sua voce da portarla a New York, dove le costruì un teatro d’opera completamente di marmo, tutto per lei. Dissero pure, i giornali, che Auber la sentì e svenne, tanto si era emozionato. Tutte balle, naturalmente. Però la Hauk ebbe una notevole carriera, in Europa come negli Stati Uniti, ebbe un repertorio sterminato e un carattere impossibile e fece faville soprattutto in un ruolo: Carmen. Su di lei e sui suoi capricci si raccontano parecchie storie, ma forse questa è la più bella. Nel 1885, a Chicago, la Hauk era Carmen e Don José era Luigi Ravelli, che usava interpolare un fantastico acuto da qualche parte nel III atto, ogni volta mandando in delirio il pubblico. Ma questo rubava la scena alla Hauk e così una sera, proprio mentre Ravelli stava preparandosi a lanciare la sua bomba ad effetto, lei gli andò addosso e lo abbracciò a sorpresa, facendogli perdere la concentrazione e l’acuto. Ravelli cominciò allora a urlare “Laissez-moi! Laissez-moi!”, cercando senza riuscirci di buttarla nella fossa dell’orchestra. Nella foga, al tenore saltarono alcuni bottoni del costume; fuori di sè andò allora al proscenio urlando “Regardez, elle a déchiré mon gilet!”. Convinto che tutto questo facesse parte dell’opera, il pubblico di Chicago decretò alla serata un successo trionfale. Niente da dire, aveva ragione Minnie la diva.

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