Arsace di Lammermoor

Una commovente testimonianza che dimostra come nei suoi anni più gloriosi la Rossini Renaissance abbia scavalcato la cortina di ferro e messo in qualche modo radici anche nella parte d’Europa che avremmo detto ermeticamente chiusa alle novità dell’occidente. Il timbro di Elena Cernei è un po’ adenoideo ma sontuoso, in fatto di agilità e di stile in quegli anni di qua dal muro sentivamo certamente (per esempio dalla Horne e dalla giovanissima Valentini Terrani) qualcosa di meglio ma nel complesso il livello è sorprendentemente buono.
Incuriosiscono certi inaspettati agganci a una concezione più liberty che realmente ottocentesca del belcanto, come quegli staccati “alla Toti dal Monte” all’inizio dell’aria o l’inconcepibile, per noi, cadenza alla fine della cabaletta. Mi viene in mente, fra l’altro, un disco che uscì negli anni Settanta di un altro grande mezzosoprano rumeno che, come la Cernei, ebbe una notevole carriera in occidente: Viorica Cortez. Bene, potrei sbagliarmi e non sono in grado adesso di controllare, ma sono abbastanza sicuro che anche la Cortez, che includeva la cavatina di Arsace nel suo disco, piazzasse una cadenza in questa stessa posizione. Chissà se ci troviamo davanti a un semplice scopiazzamento di due primedonne oppure a un reperto archeologico vero e proprio, un brandello di tradizione nata chissà dove e chissà come radicata a Bucarest. Se fosse così sarebbe interessantissimo, ma certamente questo Arsace che cinguetta come la pazza Lucia è un case study da lasciare nel cassetto dei reperti.

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6 risposte a Arsace di Lammermoor

  1. Ho ascoltato un suo disco qualche mese fa, probabilmente lo stesso cui fai riferimento tu, e ho avuto le tue stesse impressioni e quella cadenza mi ha fatto rizzare i capelli. Ma ha un suo fascino.
    Però di lei non si può esattamente parlare come di una cantate d’oltrecortina, isolata e senza influenze occidentali, visto che ha avuto una carriera molto internazionale.

    • winckelmann ha detto:

      Eh già, adesso vedo. Ha cantato un po’ in tutto il mondo infatti – del tutto alle mie spalle naturalmente, anche se io mi occupo solitamente di carampane molto più vecchie di lei. E’ che della Cortez ho ricordi diretti perché cantava quando io ero già in carriera come spettatore, mentre la Cernei debuttava qui e là quando ancora andavo in giro Caterina Caselli e Patty Pravo, e la Simionato naturalmente, dentro il mangiadischi.

  2. Dr. Stephan Poen ha detto:

    Elena Cernei ha studiato al Conservatorio di Bucarest con il Professor Constantin Stroescu, tenore lirico che ha fatto una certa carriera internazionale anche se le enciclopedie non l’hanno menzionato. Da giovanissimo, a Parigi, in casa del soprano Félia Litvinne conobbe grandi personalità come Saint-Saëns, Pauline Viardot – Garcia, Massenet, De Falla e tanti altri ancora. Ebbe dei colloqui con la Viardot che aveva studiato effettivamente Arsace con Rossini, Azucena con Verdi ed in quanto Dalila fu dedicatara della partitura da parte dell’autore stesso. Più tardi, quando Stroescu divenne docente di conservatorio a Bucarest, insegnò alla Cernei in base a degli orientamenti forniti da queste personalità. La cadenza finale nell’interpretazione della cavatina di Arsace è una elaborazione personale della Cernei ripresa poi anche da altri mezzosoprani romeni e stranieri. La stessa Cortez, a conservatorio compiuto, fece un lungo percorso di perfezionamento con Stroescu che ebbe molti altri discepoli diventati grandi artisti come per esempio il soprano Ileana Cotrubas. Tornando alla Cernei, va menzionato ancora il fatto che i primi suoi sette anni di carriera iniziata già dal terzo anno di conservatorio fu simultaneamente solista della Filarmonica Romena e dell’Opera di Stato di Bucarest; la gavetta nel repertorio vocale sinfonico gli consentì un percorso formativo per cui acquisì un uso strumentale della propria voce in perfetta aderenza allo spartito e con un fraseggio dalla sobria eleganza. Mi ha fatto molto piacere scoprire questo blog e notare un interesse talmente profondo per gli aspetti della vocalità. Cordialmente, Dr. Stephan Poen

    • winckelmann ha detto:

      E’ incredibile come un salto di sole due generazioni possa collegare mondi ed epoche che diremmo lontanissimi fra loro. Quando si trascurano questi collegamenti, per forza di cose non si capiscono più molte cose e si perde una grande parte di quello che un ascolto “storico” può dare. Grazie di questa informazione veramente preziosa: adesso posso dire che nella mia rozza intuizione c’era qualcosa di vero.

  3. La Viardot, nelle sua lunghissima vita, ha attraversato, come elemento attivo (esecutricie ed autrice) molte epoche musicali assai diverse, per cui il suo gusto divenne, per forza di cose, molto composito: lo dimostrano le sua composizioni, piene di riferimenti liberty ed esotici. Probabilmente anche quella cadenza risente, in un qualche modo, del gusto liberty della Viardot.
    A proposito di Rossini in chiave liberty e di mezzopsarani che picchettano e cinguettano, rimasi sbalordito quest’anno alla Scala nella Donna del Lago. La Di Donato nel rondò, alla terza variazione, si scatenò che sembrava la Toti. Non so dire se mi sono piaciute, certamente un Rossini fin de siecle… non filologico.

    • Dr. Stephan Poen ha detto:

      Pauline Viardot Garcia è stata veramente una voce assoluta dato che nella sua carriera ha interpretato ruoli come Lucia di Lammermoor, Arsace, Azucena (cantò alla prima rappresentazione de “Il Trovatore” per la London Royal Opera House Covent Garden) quindi spaziando dal contralto profondo fino alla coloratura sopra – acuta. Fu lei l’ispiratrice ed anche la consulente di Camille Saint-Saëns per la sua capodopera “Samson et Dalila”. In un certo senso, questa spiritosa dicitura … “Arsace di Lammermoor” … racchiude l’essenza di una grandissima verità. E mi fa piacere che sia stata l+interpretayione della Cernei a ispirare questa dicitura. Quando Elena Cernei studiava al Conservatorio di Bucarest con il Professor Constantin Stroescu, lui evocava le parole della Viardot Garcia relativamente alla cavatina di Arsace da lei studiata con lo stesso Rossini sottolineando l’esigenza di una agilità purissima in tinta timbrica scura nella zona centro – grave della seconda parte. Stroescu raccontava che la Viardot Garcia considerava moltissimo la stabilità dell’emissione nella colonna centrale adoperando esauriente profondità di posizione laringea il che gli consentì lo sviluppò di una straordinaria estensione che la portò a delle esperienze repertoriali veramente uniche. Non ricordo un altro caso di interpretazione simultanea di Arsace, Lucia di Lammermoor e Azucena da parte di nessun’altra artista; ci sono stati casi quando dei soprani di coloratura sono diventati nel tempo mezzosoprani o contralti (sarebbe il caso di Gabriella Besanzoni) ma non di evoluzione simultanea in ruoli così diversi. Mi fa molto piacere notare l’interesse culturale estetico così profondo manifestato qui a differenza di altri blog e forum. Cordialmente, Dr. Stephan Poen

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