Bello e impossibile: Jean De Reszke

Stasera metto un po’ il dito nella piaga. Il fatto è che ogni collezionista ha i suoi dolori e il mio, non lenito dalle molte cose belle che nel tempo ho raccolto, è quello di non riuscire a trovar praticamente nulla dei due cantanti le cui figure, non so nemmeno perché, da anni mi affascinano più di tutte. Una è Anna Bahr von Mildenburg, che dovette essere cantante eccezionale se seppe stregare il cuore di Gustav Mahler e fu certamente attrice strepitosa a giudicare dalle fotografie che di lei ci restano, rare e preziosissime, cacciate dai collezionisti come tesori nascosti.
L’altro è il polacco Jean De Reszke, nobile di sangue, di voce e di portamento. Veramente non tutte le fotografie ce lo mostrano fascinoso come questa cartolina che lo raffigura nei panni di Manrico nel Trovatore. La calzamaglia non sempre gli donava: ricordo un suo ritratto negli Ugonotti nel quale il pantaloncino a sbuffo e la pancetta prominente (per non dire del posteriore) accentuavano una certa brevità di gamba un po’ spoetizzante. Ma la magia del teatro consiste proprio nel trasfigurare la realtà e farti vedere e sentire cose che quasi non esistono: l’aristocratico Jean De Reszke, cantante non in possesso di una voce eccezionale ma elegantissimo, colto, raffinato, divenne il simbolo di un’epoca e il principe dei pubblici di Parigi, Londra e New York. Per tutta la vita prudentemente distante dall’ideale di declamazione stentorea propugnato da Cosima Wagner, De Reszke costituì soprattutto a New York e soprattutto a fianco di Lillian Nordica e Lilli Lehmann la vera  unica alternativa alla verde collina di Bayreuth.
Come nel caso della von Mildenburg, le fotografie di De Reszke sono rare e contese. Quella qui sopra, l’unica che possiedo, è indubbiamente molto bella, ma si tratta pur sempre di una cartolina. Questa qui sotto invece, apoteosi di trasfigurazione, è una stampa abbastanza comune ma secondo me assai bella che lo ritrae nel ruolo di Romeo in Roméo et Juliette di Gounod.

Così, o probabilmente più o meno così, lo videro i parigini nella storica ripresa del novembre 1888 all’Opéra, a fianco dell’inebriante Juliette di Adelina Patti. L’anno dopo lo spettacolo fu ripreso, sempre con De Reszke ma con una sconosciuta debuttante ventiquattrenne che saliva per la prima volta in palcoscenico e che Gounod aveva scovato nel vivaio di Mathilde Marchesi. A partire da questo trionfale successo, Emma Eames divenne una delle interpreti favorite di De Reszke, che l’avrebbe sempre ricordata con grandissimo affetto.
Aristocratico e gentiluomo, anche dopo il ritiro dalle scene avvenuto per motivi di salute De Reszke seppe coltivare il proprio mito e la propria immagine. Si ritirò a Nizza e si diede all’insegnamento; pare che amasse dire che andando indietro con la mente alla passata carriera poteva contare almeno cinque sere nelle quali aveva dato un’interpretazione buona sotto ogni aspetto, cinque sere nelle quali ogni dettaglio era stato assolutamente soddisfacente. E concludeva: “E’ decisamente un buon numero per una vita”.

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3 risposte a Bello e impossibile: Jean De Reszke

  1. Isidoro ha detto:

    Qui c’è una biografia:
    http://www.archive.org/details/jeandereszkeandt000641mbp
    Qui si può ascoltare il fantasma della sua voce:

  2. Pingback: Ristampe: Benedetta mongolfiera « Il cavaliere della rosa

  3. Pingback: Ristampe: Le violette di Emma Eames « Il cavaliere della rosa

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