Certe piccole bellezze

Della mia antica e poi forzatamente sopita passione per la raccolta di libretti d’opera ho già parlato di sfuggita qui, presentando uno dei pezzi forti della piccola collezione che avevo messo assieme. Erano anni nei quali i piccoli, caratteristici libretti ottocenteschi, quasi sempre ricoperti da carta velina verde, gialla o azzurra e contenenti nel frontespizio l’indicazione della stagione e del teatro nei quali l’opera venne rappresentata e nella pagina successiva la lista degli interpreti e spesso anche di tutti gli altri collaboratori allo spettacolo, si trovavano con una certa facilità da rigattieri e librai, e a prezzi abbordabili da uno studente mediamente squattrinato. Poi la festa finì, dei piccoli libretti si impadronirono i mercatini per turisti, i prezzi scattarono alle stelle e io lasciai perdere.
Non tutti i pezzi che avevo messo assieme avevano le caratteristiche che ho appena descritto: procedendo nella seconda metà dell’Ottocento e poi nei primi decenni del secolo successivo, la pubblicazione dei libretti si svincolò dalla singola rappresentazione teatrale: sparirono così le indicazioni oggi tanto preziose per i compilatori di cronologie di teatri e cantanti ma la pubblicazione assunse caratteri, diciamo così, più stabili: apparve il nome dell’editore, la confezione fu meno spartana e si pose molta cura nella grafica, che come si può bene immaginare raggiunse nei primi decenni del Novecento livelli notevolissimi.
Sono tornato alla mia vecchia passione quando ho trovato, in una fantastica libreria antiquaria di Heidelberg (quattro piani di meraviglie dalla cantina al sottotetto, uniti da una scomodissima scala a chiocciola) questo gruppo di prime edizioni di libretti di opere di Richard Strauss. A parte quello della prima versione di Ariadne auf Naxos, nata senza prologo e come seguito a una commedia di Molière, non presentano nulla di nuovo rispetto ai testi che tutti conosciamo, ma sono talmente belli per quanto riguarda la veste grafica che, venduti com’erano a un euro l’uno (!) non potevo proprio lasciarli lì.

E’ interessante notare come nel passaggio dalla prima alla seconda versione di Ariadne auf Naxos la grafica della copertina resta immutata, mentre cambia il testo inserito nella composizione: sparisce il riferimento a Molière, nella cui commedia con danze musicate dallo stesso Strauss l’opera era inserita, sostituito dall’indicazione Neue Bearbeitung

A riprova del mio ormai irreversibile rincretinimento, ho lasciato lì convinto di averne già una copia, il libretto di Die Frau ohne Schatten. O me lo sono sognato o me lo sono mangiato, di sicuro in casa non c’è. Peccato e pazienza, dovrò tornare in luglio e chissà, magari in mezzo a quella valanga di carta dove l’ho lasciato può anche darsi che nessun altro lo noti.  D’altra parte, non per farmi un vanto, ci vuole un po’ di naso a scovare certe piccole bellezze.

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