Sedotta e abbandonata: Ginevra Guerrabella

Alla metà dell’Ottocento, gli Stati Uniti erano in tutto e per tutto terra di frontiera. Difficile immaginare una carriera nell’opera tutta confinata nel Nuovo Mondo e senza il sigillo di una formazione e almeno di un debutto in Europa, preferibilmente in Italia. Parecchie signorine di buona e meno buona famiglia varcarono quindi l’oceano per venire a prender lezioni nella patria (allora) del belcanto, e una volta qua si misero nelle mani di abili impresari che dell’organizzar debutti in provincia di promettenti melodrammatici virgulti avevano fatto un mestiere. Bisognerebbe disegnare una mappa completa di questi storici eventi, tutti dimenticati: chi ricorda, ad esempio, che Lillian Nordica, già Lillian Norton da Farmington, Maine, debuttò a Brescia col nome di Giglio Nordica? o che Emma Albani, ovvero la canadese Marie-Louise-Emma-Cécile Lajeunesse, diede prima prova di sé a Messina? La regola valeva anche per i signori, se è vero che il bel Jean de Reszke, idolo della parigina Opéra e del Metropolitan, apparve per la prima volta su un palcoscenico a Venezia.
Vita più facile ed entrata in scena più trombettante ebbe Genevieve Ward, signorina di ottima famiglia nata a New York il 27 marzo 1833, figlia di colonnello e nipote dell’ex sindaco della non ancora Grande Mela. Portata già giovanissima di qua e di là dell’oceano e graziata, si dice, dell’amicizia di Henriette Sontag, affrontò lo studio del canto prima a Firenze e poi a Milano con Francesco Lamperti. Dopo che Gioachino Rossini (questo dicono le agiografie) ebbe profetizzato per lei un luminoso futuro, il debutto – se veramente di debutto si trattò – avvenne non in un teatro secondario o in provincia ma direttamente alla Scala nella Lucrezia Borgia di Donizetti, nel 1857. Gli anni precedenti erano stati un po’ scombussolati da una storiaccia: travolta da folle amore per l’ufficiale russo Konstantin de Guerbel, la ventunenne signorina se l’era sposato su due piedi, salvo venire piantata in asso se non proprio il giorno delle nozze, appena poco dopo. Fonti speriamo ben informate (*) asseriscono che l’ufficiale fosse già ammogliato e che, scoperto, avesse deciso di farsene ritorno alla sua dacia mentre il matrimonio italiano veniva annullato.
Fatto sta che Genevieve, sicuramente adesso con una pessima opinione degli uomini, tornò ai suoi studi con Lamperti e debuttò alla Scala. Naturalmente (non si dava che primedonne con nome foresto calcassero le tavole di palcoscenici italiani) dovette cambiare nome, e fu così che adattando il cognome del de Guerbel che le era stato marito per poche ore, Genevieve Ward divenne Ginevra Guerrabella, probabilmente il nome più buffo dell’intera storia dell’opera.
La vediamo in questa promenade card del fotografo newyorchese Mora. Il volto non bello è decisamente penalizzato dall’addobbo da signora in passeggiata: molto più espressiva e interessante la troviamo nelle fotografie, come questa, che documentano soprattutto la seconda parte della sua carriera. Ma adesso ci arriviamo.
La profezia di Rossini sostanzialmente si avverò: la Guerrabella ebbe un’interessante carriera in teatri prestigiosi, da Parigi a Londra dove, fra le altre cose, riscosse grande successo come solista nel Messiah di Handel. Nel 1862 tornò in patria e debuttò con La traviata all’Academy of Music di New York. In questa occasione le recensioni non mancarono di avanzare riserve su una voce piccola e fredda, i cui difetti erano però compensati da una consumata esperienza di attrice.
La quale fece la fortuna della Guerrabella: c’è chi dice a causa della difterite contratta all’Avana, c’è chi dice a causa del repertorio troppo pesante, sta di fatto che la voce della povera Ginevra se ne andò. La sagace signorina, però, sapeva su quale asso nella manica poteva contare e così, buttati dalla finestra i panni della Guerrabella si rivestì di quelli di Miss Ward e si fece attrice drammatica. Dopo il debutto a Manchester nel 1873 come Lady Macbeth, visse una lunga seconda vita come acclamatissima primadonna sia in Inghilterra sia negli Stati Uniti: ancora nel 1907 partecipò al festival shakespeariano di Stratford-on-Avon.
Per tutta la vita Madame Guerrabella/Ward continuò a fregiarsi dell’appellativo di Contessa de Guerbel: il bel Konstantin poteva anche essere andato a raccoglier patate in Siberia ma almeno a qualcosa doveva essere servita quella colossale presa per i fondelli.

(*) P.G. Davis, The american opera singer, New York 1999, p. 51

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4 risposte a Sedotta e abbandonata: Ginevra Guerrabella

  1. marcoboh ha detto:

    una vita da romanzo: potrebbe essere il soggetto per un film.
    sempre interessantissime le vicende ottocentesche di persone che in qualche modo anticiparono la globalizzazione dello spettacolo, seppure per un pubblico che globalizzato non era.
    anche se ci possiamo chiedere quanto siano globalizzati i fan delle cantanti pop di ora: che sicuramente sono meno capaci di attenzione di quelli di allora.

  2. …chissà perchè mi è venuta in mente l’Antonacci….

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