Per fortuna ci sono gli archivi (e Wikipedia)

GutheilSchoder0210GR

Che bello quando con un po’ di ricerche (e di naso) riusciamo a mettere assieme alcune tessere del grande mosaico del passato e a dare risposta a qualcuna delle nostre tante curiosità.
Questa foto qui a fianco, per esempio, me ne aveva messe da un po’. L’elegante signora è, naturalmente, Marie Gutheil-Schoder (1874-1935), soprano di Weimar chiamata a Vienna da Gustav Mahler, che senza mezzi termini la definiva un genio. Celebre straussiana ma anche cerebrale Carmen, non arretrava davanti alle sfide e fu la prima interprete di Erwartung di Schoenberg. Appena vista questa foto stampata in formato cartolina, non ho avuto dubbi a ritenerla di Franz Xaver Setzer, che è in assoluto il mio fotografo preferito e di cui ho già parlato qui e qui. Sono tipici di Setzer non solo l’atteggiamento, il taglio di luce e l’uso del fondale neutro, ma anche la stampa contornata di bianco e i timbri a secco dello studio e dei grandi magazzini Metropole, che evidentemente avevano l’esclusiva della vendita di queste immagini. Inoltre, sapevo che la Gutheil-Schoder era non solo la moglie di Setzer, ma anche che aveva molte volte posato per lui. Convinto di aver aggiunto un altro bellissimo pezzo alla sezione “Setzer” della mia raccolta, ho comprato la foto e l’ho portata a casa, guardandola finalmente per bene. E qui sono cominciati i problemi. Due timbri a secco erano i soliti ormai familiari: quello dei magazzini e l’immancabile Nachdruck verboten; il terzo invece, quello dello studio, non era il solito inconfondibile con la firma di Setzer e l’indirizzo nella Museumstrasse o nella Hofstallstrasse, ma un altro.
Per capirci, questo è il timbro a secco dello studio Setzer, preso da un’altra foto e per molti anni sempre uguale, a parte l’indicazione della via:

E questo invece è il timbro che mi ha messo in crisi, difficile da leggere e apparentemente addirittura malfatto: sembrerebbe un Eva con uno strano segno vicino, ma cosa? Forse una S? E poi questa Wipplingerstrasse cosa c’entra con lo studio di Setzer?

Avrà anche avuto degli imitatori Setzer, se non addirittura dei falsificatori, ma era poco probabile che addirittura sua moglie andasse da loro a farsi ritrarre. E allora?
Allora la spiegazione è arrivata quasi per caso, leggendo la voce su Setzer nella Wikipedia tedesca, che a un certo momento dice: scambi di fotografie con dedica dimostrano che Setzer intrattenne rapporti amichevoli anche con colleghi e colleghe come Madame d’Ora e Arthur Benda. Voilà la soluzione, ecco la corretta lettura della firma nel timbro: Madame d’Ora, ossia Dora Kallmus, altra famosa fotografa poi perseguitata dal nazismo perché ebrea. In forma meno esclusiva rispetto a Setzer ebbe anche lei lunga consuetudine con cantanti e attori della scena viennese e in seguito parigina, che ritrasse con modi vicini a quelli del collega. Contrariamente a quelli di Setzer, ancora in mani private, gli archivi della Kallmus sono depositati alla Österreichische Nationalbibliothek e l’intera raccolta di lastre fotografiche e di stampe è riprodotta e consultabile via Internet. Ho così trovato non solo una stampa all’albumina del mio ritratto della Gutheil-Schoder, ma anche la lastra originale, che reca nella parte superiore la data dello scatto: 5 giugno 1913.
Ed ecco spiegato l’ultimo dubbio: nel 1913 la cantante è ancora sposata col primo marito, il direttore d’orchestra Gustav Gutheil che morirà l’anno dopo. Il matrimonio con Setzer è molto di là da venire (i due si sposeranno solo nel 1920) e quindi la celebre primadonna non si fa certo problemi a posare per la concorrenza.
Forse l’ho fatta troppo lunga e di sicuro non è una scoperta di quelle che cambiano la vita. Però dà soddisfazione riempire le caselle giuste con le risposte giuste, e naturalmente sto già seriamente considerando l’idea di istituire nella collezione anche una sezione Madame d’Ora. Tutto merito di Wikipedia (e degli archivi).

GutheilSchoder0210FS

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3 risposte a Per fortuna ci sono gli archivi (e Wikipedia)

  1. Mi ricordano le investigazioni di quella “detective in gonnella” di un noto (?) romanzo: quella che cercava, attraverso le annotazioni sugli spartiti e le lettere, di ricostruire la vita sentimentale del tenore Massimo Sarri… ricordi?

  2. winckelmann ha detto:

    Come no. Aspetto sempre la ristampa tante volte promessa.

  3. Pingback: Marie Gutheil-Schoder, genio musicale | Il cavaliere della rosa

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