Bello e impossibile: Trajan Grosavescu

La gelosia di mogli, mariti ed amanti di entrambi i sessi è il pane quotidiano dell’opera, non solo sul palcoscenico ma anche fuori. Il caso più celebre di delitto passionale è quello di Gertrud Bindernagel, esimia wagneriana presa a pistolettate dal secondo marito sotto i portici dell’Opera di Berlino e morta pochi giorni dopo. Nel suo delirio, l’uomo era convinto che la Bindernagel e il suo amante stessero tramando per scappare coi suoi soldi e gettarlo sul lastrico. In realtà, come fu dimostrato, non solo non esisteva nessun complotto, ma non esisteva nemmeno nessun amante.
Analoga per molti versi è la storia del fascinoso tenore ritratto in questa cartolina della seconda metà degli anni Venti. Era bello Trajan Grosavescu, il principe della Staatsoper di Vienna, rumeno di nascita ma sul palcoscenico “tenore italiano” a tutti gli effetti. Era bello e questo non gli portò fortuna. Nato a Lugoj nel 1895, dopo un giovanile debutto a 26 anni a Cluj conobbe un primo sensazionale successo all’Opera di Budapest. Da lì passò a Vienna con l’intenzione di approfondire la propria formazione ma già l’anno successivo, nel 1923, entrava a far parte dell’organico della Volksoper. Inviti a Berlino, Praga e di nuovo a Budapest consolidarono la sua fama e lo portarono, nel 1924, al debutto alla Staatsoper quale Rodolfo nella Bohème, a fianco della Mimì di Lotte Lehmann. Il suo repertorio di elezione fu quello italiano e, in misura minore, francese. Le registrazioni effettuate per la Odeon in quello stesso 1924 testimoniano di un timbro dal metallo lucente, di un canto facile ed estroverso, ideale per molti ruoli pucciniani e del verismo italiano.
Ma la favola del principe finì presto in tragedia: il 15 febbraio 1927, dopo una recita di Rigoletto e a ridosso della partenza per  la Staatsoper di Berlino, Grosavescu fu ucciso sulla porta di casa da un colpo di pistola sparato dalla moglie Nelly, convinta che a Berlino il bel Trajan avesse anche appuntamenti di altro tipo. Anche in questo caso la tragedia fu quasi certamente del tutto gratuita, poiché nata dai deliri di una persona fuori di sé: alla povera Nelly, che aveva appena subito un aborto e si trovava in uno stato di esasperata prostrazione psichica, fu addirittura riconosciuto il beneficio dell’incapacità di intendere e di volere e fu lasciata libera.
La morte precocissima, aveva appena 32 anni, del suo principe lasciò attonito il pubblico viennese e si dice che ancora per molti anni, quando a tenori di poco conto capitava di calcare la scena della Staatsoper, una voce si levava dalla galleria e diceva: “hanno proprio ammazzato quello sbagliato”.

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