Mannheim report 2: Le nozze di Figaro

25 giugno. Ventinovesima rappresentazione dell’allestimento andato in prima il 13 novembre 2005. Un palcoscenico girevole che ruotando svela le stanze del palazzo di Almaviva nelle quali ha luogo la folle giornata. I personaggi entrano ed escono incessantemente, passano dall’una all’altra, si rincorrono, si spiano, si scambiano di ruolo in questa enorme trottola dai tratti vagamente settecenteschi ma in realtà libera da qualunque obbligo di fedeltà storica. Mi dicono che alla prima ci fu più di un soprassalto quando, all’aprirsi di sipario sul secondo atto, la contessa apparve a letto abbracciata a un grande e simpatico orso di pelouche. Non sarà stata la trovata del secolo ma qui ci sta, e infatti oggi non fa più nessuno scandalo.
Dan Ettinger, Generalmusikdirektor del Nationaltheater, è un geniaccio che dovrebbe forse fare qualcosa di meno (questa settimana, per dire, dirige Nozze, La Bohème e due concerti wagneriani e oltre al teatro di Mannheim è direttore principale della Israel Symphony Orchestra e primo direttore della Tokyo Philharmonic Orchestra) e provare qualcosa di più. Però quando sale sul podio sai già che non sentirai niente di asettico. Non per nulla il suo sponsor più convinto è Daniel Barenboim, di cui è stato assistente a Berlino prima di arrivare qui. Quello che più mi piace di lui è la sua evidente musicalità, la capacità di respirare con la frase, di mettere il metronomo nel cassetto e di essere vario non solo nella dinamica (piani e forti) ma anche nell’agogica: di saper fare un rallentando, una fermata, di modificare un tempo e poi di riprenderlo, dando a ciascuna invenzione un carattere di naturalezza e soprattutto di inevitabilità, come se fosse lo spartito stesso a chiedere esattamente quello e non altro. Il retro della medaglia è che esecuzioni di questo tipo andrebbero provate e riprovate mille volte con la compagnia e con tutto il complesso, e siccome questo gli è evidentemente impossibile vista l’attività che ha, ogni tanto ci scappa lo scollamento: il cantante evidentemente colto di sorpresa da un gesto che non si aspettava, o il pezzo d’insieme che per due o tre battute traballa. E’ successo qualcosa in queste Nozze: niente di grave ma qualcosa si è evidentemente colto. E il pubblico non dimentica (vedi Mannheim report 3, prossimamente su questi schermi).
Nel cast brillavano particolarmente le signore: Iris Kupke, simpatica e sorprendentemente matronale Contessa, la camaleontica Marina Ivanova, Susanna, e Marie-Belle Sandis, scatenatissimo Cherubino. Più normale Heike Wessels, Marcellina senza voli, che era stata invece due o tre anni fa eccellente Brangania nel Tristano. Fra i signori, palma a Tobias Schabel, Figaro allampanato ma di grande presenza vocale. Boris Grappe, il Conte, ha bella voce e bella presenza ma ogni tanto si siede e lascia la personalità in camerino. Ed è un peccato, perché se trovasse la quinta marcia potrebbe essere uno di quelli dal luminoso futuro. Successo.

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2 risposte a Mannheim report 2: Le nozze di Figaro

  1. amfortas ha detto:

    Ho letto con molto interesse le due recensioni e attendo la terza.
    Dei cantanti impegnati mi pare di non conoscere nessuno mentre ho sentito un paio di volte, qui a Trieste, il direttore Dan Ettinger.
    Fu bravo nella III di Mahler e soporifero al limite del fastidio nell’Italiana in Algeri.
    Ma la domanda è un’altra: ha trovato un hairstylist decente? Perché quando lo vidi io aveva un’acconciatura che definirò, con eufemistico compiacimento tipico del critico musicale, stravagante.
    Ciao e buon divertimento!

    • winckelmann ha detto:

      In effetti come rossiniano non saprei cosa immaginarmi. Purtroppo il parrucchiere è sempre lo stesso e devo dire che se vedendolo sul podio e in frac quella cosa che ha in testa conserva almeno un qualcosa di “bizzarramente artistico”, a incontrarlo per strada fa un effetto ancora più… straniante 🙂

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