Addio, fiorito asil

Per cominciare un avviso: il sottotitolo Il melodramma italiano da Rossini al verismo è sbagliato e fuorviante. Messa così, sembrerebbe che il libro sia un compendio organico di storia dell’opera italiana, o comunque una raccolta di scritti che questa storia la delineano. Invece il libro è diviso in due: raccoglie prima uno scritto già pubblicato da Feltrinelli che è un’agile storia del verismo italiano e poi, nella seconda parte, una serie di capitoli non si sa se recuperati da altre destinazioni oppure se scritti per l’occasione, su alcune opere italiane dell’Ottocento di Rossini, Bellini, Donizetti e Verdi.
Il rischio di occuparsi di storia senza mantenere il necessario distacco critico da un punto di vista  ideologicamente molto condizionante, è quello di trovarsi a disporre di un sistema di categorie delineato a priori, che detta le regole dell’analisi e cui con successo sempre parziale si deve ricondurre più o meno tutto. Tedeschi non sfugge a questo pericolo: il suo disegno della storia dell’opera italiana da Boito a Giordano sa, così, molto di ideologia e abbastanza poco di musica. La quale, anzi, occupa nell’intero libro un posto troppo di secondo piano. Non che ci sia poco di interessante, tutt’altro: una ricostruzione sintetica ma organica che mette insieme le tessere di un puzzle ancora poco conosciuto e dal vecchio Verdi passa per Boito e poi via via si sofferma su Catalani, Mascagni, Alfano, Respighi, Smareglia, Puccini, Giordano e Cilea è sicuramente di grande utilità. Vi si trovano anche intuizioni intelligenti e condivisibili, come la lettura in chiave antiverista di quello che del verismo è comunemente considerato un pilastro, ovvero Cavalleria Rusticana. Altrove, però, le semplificazioni e le riduzioni si fanno sentire, e raggiungono un apice sconfortante nelle pagine dedicate a Puccini, a proposito del quale la persistenza di categorie critiche che avremmo ormai detto morte e sepolte fa veramente cadere le braccia. Liquidare La Bohéme e Madama Butterfly come due lacrimevoli storielle per signorine e leggere Tosca come una trucida storiaccia del più bieco verismo significa conservare una totale estraneità non solo al genio musicale e teatrale di Puccini, ma anche alla letteratura critica degli ultimi decenni.

R. Tedeschi, Addio fiorito asil. Il melodramma italiano da Rossini al verismo, Pordenone, Edizioni Studio Tesi, 1992.

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4 risposte a Addio, fiorito asil

  1. marcoboh ha detto:

    insomma, con quel nome forse avrebbe fatto meglio a occuparsi di pittura.

  2. Isidoro ha detto:

    E’ stato uno dei primi libri d’opera che ho posseduto. formativo, a suo modo: prima conoscevo solo i bignamini, le note dei CD e le noterelle agiografiche che si trovano sparse negli scritti divulgativi sull’opera: con quel libro ho scoperto che e’ possibile fare anche criticare ferocemente un mostro sacro come Puccini. Ci torno spesso, anche se leggo i giudizi sempre con maggiore distacco.

    • winckelmann ha detto:

      Insomma, quel tipo di critiche feroci nei confronti di Puccini erano pane quotidiano fino a un po’ di decenni fa. Mi pare che negli ultimi cinquant’anni musicisti e musicologi (il pubblico non ha mai avuto dubbi in questo senso) abbiano ampiamente chiarito che la sua sostanza è ben altra.

      • Isidoro ha detto:

        Si, ma le critiche di Rubens Tedeschi si appuntano non tanto su Puccini, quanto sulléstetica del periodo storico in generale.
        Comunque m’è cascato lócchio su questo libro “The Puccini problem” , del 2007, dove ci si dà tanto da fare per rispondere alle critiche…. del Torrefranca. La lettura si è arenata ben presto.

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