Lillian Nordica consiglia

Al momento di entrare in scena faccio quello che ho studiato, che ho imparato e che ho osservato, perché l’arte consiste nel copiare la natura.
Senza un repertorio di gesti già nel dettaglio preparati, cosa si potrebbe fare? Certo, non mettersi comodi affidandosi all’ispirazione del momento. Con ciò non voglio dire che ci si debba limitare a un certo numero di gesti pronti, ma che quelli fondamentali devono essere bene assimilati. In quei momenti un artista deve entrare nel personaggio e poi agire. Questo richiede immaginazione, che è la prima cosa necessaria all’artista. Non bisogna tralasciare ogni opportunità di studiare davanti a uno specchio. Non per vanità, ma per premeditare ogni dettaglio affinché il risultato complessivo sia un successo. Alzarsi da una sedia per camminare attraverso una stanza: l’idea non è semplicemente quella di andare da qui a lì, ma come farlo, come alzarsi in maniera appropriata e muoversi con dignità e naturalezza.
In concerto la cosa più semplice è entrare dal fondo della scena e uscire dalla quinta: muovendosi verso il lato del palcoscenico lo strascico cade con molto maggiore effetto che girando la schiena al pubblico. State fermi, appoggiate il peso su un piede e spostatelo sull’altro senza che il movimento sia avvertibile. Quando la mente è fredda abbastanza per avere tutto sotto controllo, si è pronti ad affrontare ogni sorpresa o inconveniente che possa capitare all’improvviso. Si sente spesso di vere e proprie catastrofi evitate dal
self control degli artisti, che sono in condizione di fare il loro lavoro soltanto se sono all’erta verso ogni sorpresa.
Partecipando a un oratorio il cantante deve sedere, quando non è chiamato a cantare, stando eretto e fermo. Al termine dei suoi numeri non deve mai tornare a sedersi prima della fine della coda orchestrale, che deve attendere tranquillamente in piedi per tutto il tempo della sua durata.
L’aspetto è un fattore di estrema importanza. Nel vestirsi è necessaria estrema appropriatezza alle occasioni. Non pensate mai che essendo voi in scena ogni cosa non venga notata alla distanza. Tutto viene visto: ricordate che gli occhi di tutti e i binocoli da teatro sono puntati su voi soli. Le scarpe devono essere assolutamente accordate al vestito ed è vano sperare che lo strascico, per quanto lungo, possa nasconderle. I guanti devono sempre essere freschi di bucato. Una donna deve essere sempre attenta ad avere i capelli ben pettinati, poichè le ciocche disordinate suscitano sempre un’impressione di trascuratezza.
Evitate vestiti troppo complicati e cercate invece capi di semplice ma buon taglio. Con cose troppo elaborate addosso si finisce sempre per preoccuparsi che tutto sia in ordine e questi pensieri distraggono dalla naturalezza e dal vero lavoro.
[…]
Ho sempre trovato necessario cantare molte volte le arie profondamente patetiche come, per esempio,
The Dying Child, per frenare la mia emozione e riuscire a dare un’imitazione di quello che avevo provato. Se così non fosse stato, l’emotività avrebbe avuto la meglio e io non avrei potuto ottenere un effetto compiuto; il risultato sarebbe stato un cedimento della voce e l’incertezza nell’interpretazione, tutto per eccesso di sentimento. E il pubblico, travisando e senza ricevere la minima impressione artistica, avrebbe detto: “E’ andata, non canta più come un anno fa”.
A questo proposito ricordo un episodio, che occorse nei primi tempi della mia carriera l’ultima sera del mio ingaggio all’Opéra di Parigi. Cantavo
Faust, e nella scena del giardino mi commossi e mi vennero le lacrime agli occhi. “Non ti vergogni, Lillian!” esclamò Jean de Reszke che interpretava Faust, “pensa al tuo pubblico!”
Mi controllai e riuscii a finire la scena ad occhi asciutti, cosa che non avrei potuto fare se avessi dato sfogo alle emozioni che mi stavano così pericolosamente sopraffacendo.

da: Lillian Nordica’s Hints to singers, transcribed by William Armstrong, New York, Dutton and Company, 1922.

La foto è una cabinet card di Aimé Dupont, scultore belga divenuto primo fotografo ufficiale del Metropolitan. Lillian Nordica è ritratta presumibilmente nel costume di Marguerite in Les Huguenots di Giacomo Meyerbeer.

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3 risposte a Lillian Nordica consiglia

  1. “Evitate vestiti troppo complicati e cercate invece capi di semplice ma buon taglio. ” Direi che è sicuramente il consiglio più seguito dalle cantanti liriche: la sobrietà dei loro vestiti da concerto è proverbiale.

  2. Pingback: Ristampe: Le violette di Emma Eames « Il cavaliere della rosa

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