Una signora perbene

Quando E.M. Forster (quello di Camera con vista) la sentì a Dresda nel 1905,  non provò nemmeno a trattenere il suo entusiasmo: She towered. She soared. Force, weight, majesty! She seemed to make history. Marie Wittich era dal 1889 primadonna assoluta all’Opera di Corte di Dresda. Specializzata in ruoli da peso massimo con Brünnhilde in testa, si era trovata lo stesso anno della visita dello scrittore inglese a dover far fronte molto controvoglia a uno dei doveri che la sua posizione implicava: assumere il ruolo di protagonista in una nuova opera che veniva data in prima assoluta. Che era, purtroppo per lei, Salome. La Wittich capiva sicuramente che la sua stazza da hochdramatisch Sopran non era proprio quello che ci voleva per impersonare la  perversa adolescente principessa di Giudea. Rabbrividiva all’idea di ballare mezza nuda e ancora di più a quella di baciare in bocca una testa su un vassoio d’argento. Provò quindi a proclamare solennemente: Ich bin eine anständige Frau, io sono una signora perbene, ma nonostante neppure Richard Strauss, che la chiamava Tante Wittich, la zia Wittch, la gradisse particolarmente preferendole la ben più sexy Annie Krull, non ci fu nulla da fare e la primadonna dovette fare la primadonna, mettersi i sette veli e salire sul palco.
Su due cose l’ebbe però vinta: nella danza una ballerina prese il suo posto e nel finale la testa di Jochanaan restò lì nel suo vassoio, e non ci furono imbarazzanti baci. Nonostante ciò, il successo fu strepitoso e i tedeschi si dimostrarono molto più open minded degli americani, che si scandalizzarono a tal punto quando Salome approdò al Metropolitan che dopo una sola recita lo spettacolo fu tolto per oscenità.
Zia Wittich ci prese gusto a queste opere ardite e rimase quindi molto male quando, quattro anni dopo, Strauss ottenne, per la prima assoluta della sua nuova Elektra, quella Krull che nel ’05 gli avevano negato. Non c’è niente di peggio di una guerra fra primedonne. Charles Webber, un inglese che in quegli anni lavorava a Dresda come maestro sostituto, racconta come nel pieno della lotta per Elektra Wittich e Krull si trovarono una davanti all’altra sul palcoscenico della Hofoper nella Valchiria. Nella scena in cui Sieglinde (la Krull) deve gettarsi ai piedi di Brünnhilde (la Wittich) e implorarla di salvare il figlio che porta in grembo, la Krull rimase piantata sulle gambe, senza minimamente accennare di inginocchiarsi davanti all’altra. Si udì allora chiaramente in sala la Wittich ordinare: inginocchiati! e la Krull rispondere: non ci penso nemmeno.

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5 risposte a Una signora perbene

  1. Si sono fermate prima della Cuzzoni e della Bordoni… ma quanto doveva essere bello andare all’opera in epoche così: cosa pagherei per vedere due cantanti che si pigliano a schiaffi, si tirano per i capelli e si insulatano a vicenda. Che ne so, la Ricciarelli e la Gasdia nel Viaggio a Reims (insdultandosi in dialetto veneto), la Sutherland e la Caballè in Turandot…

    • winckelmann ha detto:

      Mi avevano raccontato una storia fantastica sulla Lehmann (Lotte) e la Jeritza anche loro assieme nella Valchiria a Vienna, che non arrivarono a mettersi le mani addosso per un pelo. Non la ricordo più bene, purtroppo, bisogna che trovi il modo di ricostruirla.

  2. Amfortas ha detto:

    Evidentemente le signore dell’opera sono animose e manesche, sempre pronte alla rissa: altro caso fu quello tra la Giuseppina Ronzi de Beignis e Anna Del Sere, che si menarono o quasi in occasione della Maria Stuarda. Poi, per altri motivi l’opera non si fece al San Carlo ma alla Scala di Milano.
    Questo è l’anno della Salome, per me, ne vedrò tre. La prima fu a Bologna, nel gennaio scorso, ora questa a Firenze e poi di nuovo a Trieste. Non mi spiace poi tanto.
    Ciao!

    • winckelmann ha detto:

      Per non dire delle classiche Cuzzoni e Bordoni, che alle mani ci arrivarono proprio, e della Nordica e la Melba, che si sarebbero volentieri cavate gli occhi a vicenda.
      Fanno Salome a Trieste? mmm, interessante…

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