Cara Clarina…

La spia che dice molto del contenuto di questo libro è quella j in calamajo. Perchè la frase del titolo, Niente zucchero nel calamajo (sottotitolo: lettere di Giuseppe Verdi a Clara Maffei) non è come si potrebbe pensare una citazione, ma una libera variazione sull’incipit di una lettera pubblicata all’interno, nella quale Verdi dichiara di aver zuccherato il calamaio prima di accingersi a scrivere. Bene, quella j, di cui non ci sarebbe alcun bisogno, mi fa lo stesso effetto di voria ma no poso che mi ha fatto il libro.
Cristina Gastel Chiarelli si occupa di musica ma non è nè una musicologa nè una storica nè una filologa. In questo libro riunisce un numero non particolarmente significativo di lettere scritte da Giuseppe Verdi all’amica di una vita Clara Maffei, divise cronologicamente in tre gruppi ciascuno dei quali viene preceduto da una lunga introduzione storica, talmente articolata e ponderosa da diventare del libro la parte più significativa.
Poco interessata a concentrarsi sul rapporto che per quarant’anni legò Verdi alla nobildonna milanese, la Gastel Chiarelli si perde a scrivere un’ennesima biografia del compositore, nella quale dedica a Giuseppina Strepponi molta più attenzione che non alla destinataria delle lettere pubblicate. Si perde inoltre in tentativi di ricostruzione della vita milanese dell’Ottocento, in questioni di storia urbana, si dilunga sulla diffusione del wagnerismo in Italia, sulla nascita della Scapigliatura, sulla vita nei salotti e su molte altre cose, perdendo molto spesso di vista l’oggetto che dovrebbe stare al centro del suo lavoro, ovvero le lettere.
Le quali sono pubblicate con una povertà di indicazioni disarmante: dall’introduzione sappiamo che molte di queste sono inedite, ma non ci viene detto quali. Per una buona parte viene data l’indicazione della collocazione degli originali nella Biblioteca Braidense, ma una indicazione analoga manca per le altre. Nulla viene detto di questo nucleo della Braidense: perchè stanno lì, se fanno parte di un fondo documentario, se sono quelle le lettere inedite, se si chi le ha trovate, quando e come. Insomma, tutte quelle cose che un lettore di media curiosità vorrebbe sapere.
Inoltre, un buon numero di lettere sono date in forma incompleta, con frequenti […] di cui però non viene detto se corrispondono a omissioni del testo decise dall’autrice (e in questo caso il libro sarebbe da buttare dalla finestra) oppure se si tratta di originali incompleti. Per finire, l’apparato di note è decisamente sbilanciato: precisissime in alcuni casi, totalmente assenti in altri. Alla fine dei conti, un’occasione sprecata.

C. Gastel Chiarelli, Niente zucchero nel calamajo. Lettere di Giuseppe Verdi a Clara Maffei, Milano, Archinto, 2005, 232 pp., 16 €

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8 risposte a Cara Clarina…

  1. Isidoro ha detto:

    Spero che tu non ti attenda in questo blog un numero di commenti pari a quelli che facciamo nell’altro, vero?

  2. Non vorrei fare la maestrina dalla penna rossa e blu (ruolo a me impari), ma perchè in calce al post hai scritto “Lettere di Giuseppe Verdi a Giuseppina Strepponi”?
    Nel ricostruire la vita dei salotti milanesi mi auguro che abbia dato ampio spazio al salotto rivale a quello della Maffei, quello della Belgioioso, assai più internazionale e rivoluzionario (e se ricordi le investigazioni musicali di un certo romanzo che hai avuto l’onore di leggere in anteprima – e direi anche anteultima- è uno dei miei pallini).

    • winckelmann ha detto:

      Opps, vedi? ciancia tanto della Strepponi e tanto poco della Maffei che mi sono sbagliato. Adesso correggo.
      E per quanto riguarda la Belgiojoso, no, non la degna di un guardo.

      • Chissà ha detto:

        La Strepponi conosceva Clara Maffei,non la Belgioioso e cosi’ Verdi.Le lettere sono tutte raccolte alla Braidense,i puntini di sospensione indicano documenti autografi incompleti. perchè siete così antipatici?

  3. winckelmann ha detto:

    Non siamo antipatici, ma lettori attenti e questo spero le faccia piacere. Suvvia non se la prenda, sono anch’io del mestiere e negli anni ho imparato che per quanto si faccia non si riesce mai ad entrare completamente nella testa del lettore, che troverà sempre oscure cose che a noi sembrano chiarissime. D’altra parte, se su dieci lettere io trovo scritta sotto a tre la collocazione nella Braidense, il minimo che posso pensare è che le altre siano altrove, e allora mi chiedo dove. In ogni caso le assicuro una cosa: i libri inutili li butto o li regalo, perchè non vale la pena essere sommerso da carta che non serve. Questo non l’ho nè buttato nè regalato, ma sta adesso nello scaffale di Verdi, col Walker da una parte e la biografia della Maffei e quella della Strepponi dall’altra. Giuro.

    • Chissà ha detto:

      Io le assicuro che non butto mai via i libri,che mi piacciano o no,contengono sempre una parte di vita di qualcuno. Niente zucchero nel calamajo contiene ,per quanto,delle lettere di Giuseppe Verdi.Io non me la prendo,solo mi sorprendo,comunque nella sua biblioteca il libro è protetto dagli altri bei libri che nomina.
      Meglio di così….

      • Chissà ha detto:

        Per la precisione devo dire ancora una parola:le lettere di Verdi con il contrassegno ‘Biblioteca Braidense’ e il numero d’archivio degli originali ivi conservati,sono nel libro sopra citato ben 53.Alcune,senza dicitura trovano la loro fonte in moltissimi libri dedicati a Verdi e sono a tutti note:(Oberdorfer,Gatti,Walker ecc) ,di quelle riportate nel testo si trovano i riferimenti nelle note.
        Con questo chiarimento , anche se ce ne sarebbero altri da puntualizzare ,saluto tutti.

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